L’idea “intellettuale” del ministero del centenario di Latina con sindaci e concorsi

L’idea “intellettuale” del ministero del centenario di Latina con sindaci e concorsi

25 Novembre 2024 1 Di Lidano Grassucci

 ‘Ma che cosa fa il Minis

tero della magia?’
‘Be’, il compito più importante è non far sapere ai Babbani che in giro per il paese ci sono ancora streghe e maghi’.
Diagon Alley , Harry Potter 

 

Il centenario di Latina e  la fondazione a lui dedicata sono diventati un terreno di confronto per la città. Terreno di confronto e di incontro con il positivo e il negativo del dibattito culturale cittadino.

La malattia peggiore di cui siamo affetti? Lo statalismo: l’eterna idea del piano quinquennale, del dirigismo. Qui odiamo la fantasia e istituzionalizziamo tutto.

Qui appena vediamo un cappello ci genuflettiamo, appena vediamo una sottana nera e ci raccomandiamo per intercedere con Dio. Ci piacciono poi i titoli, il potere, meno i saperi.

Un modo di procedere per istinto, un moto involontario come respirare.

Lo dico in ragione della proposta di nominare presidente della fondazione del centenario della città il sindaco di Latina affiancato dal presidente della provincia come suo vice avanzata da alcuni intellettuali della città riuniti nel gruppo “Latina città plurale”.  Questi hanno espresso la loro sulle pagine di Latina oggi in un articolo della collega Marianna Vicinanza: Marcello Ciccarelli, Pietro Cefaly, Vittorio Cotesta, Maria Ingraito, Marcello Trabucco

I nostri continuano proponendo di coprire gli altri ruoli nella fondazione con bandi pubblici, con concorsi come si scelgono gli impiegati del catasto.

Insomma vogliono fare un ministero, come il ministero della magia di Harry Potter. Solo che lì non si voleva far sapere ai babbani che c’erano i maghi, qui si vuol far sapere che in giro ci sono intellettuali vincitori di concorso che hanno vinto per pensare.

E qui torna Giovanni Gentile: “tutto è nello Stato, e nulla di umano o spirituale esiste, e tanto meno ha valore, fuori dello Stato”.

Sarebbe abbominevole, per loro, sostenere che la presidenza della fondazione non spetta allo “stato”, ma magari a uno come Tiziano Ferro. Uno che ha portato Latina nel mondo e non in consiglio comunale e a Cisterna sta già perso. Uno che ha concerti nel mondo con  la scritta Latina sulla felpa. Ma non si può, non è lo “Stato”, Tiziano Ferro è fuori dallo Stato e fuori non c’è nulla.

Poi quello sta pure in America, noi invece tra di noi stiamo bene.

Latina vive nella sinistra ex (mica tanto) comunista e nella destra ex (mica tanto) fascista questo culto per lo stato tutto, questa idea gentiliana che poi diventa Latina negante l’intorno e il tempo.

Questi amano i ministeri, i concorsi pubblici e le cariche istituzionali.

Il podestà del resto non è molto dissimile dal commissario del popolo.

Ecco che scava, scava, trovi i fasciocomunisti che piacevano tanto ad Antonio Pennacchi a fronte dei bestemmiatori liberali, dei difensori del mercato, dei riformisti lepini che anteponevano la prassi alla rivoluzione. Quella storia nel moralismo indotto dall’impossibilità dell’immorale che era monopolio dei socialisti, dei laici e dei democristiani imbelli.

Latina è nata nel totalitarismo del ‘900, dentro il mito dell’uomo nuovo che lo Stato forgiava giusta.

Se non usciamo da queste logiche, se non sfidiamo l’idea dello stato tutto gentiliano con lo stato da limitare della tradizione liberale non se ne esce: siamo una enclave del ‘900 nel 2000 e oltre. Qui non discutiamo ma recitiamo orazioni.