La pinacoteca di Latina che ci siamo dimenticati
11 Dicembre 2024In questo caos che ci fa seguire mille cose ci siamo dimenticati, a Latina, la Pinacoteca comunale. Non una robetta, ma 400 opere di arte moderna e contemporanea. Il declino dell’edificio del teatro comunale ci ha fatto perdere la Pinacoteca che era nata nel 1937 con donazioni di artisti che avevano esposto alla XX triennale di Venezia e alla II quadriennale romana. Ma da noi la pittura non va di moda, la scultura manco a noi piace l’architettura, ma quella del ventennio però, che ci fa un unico.
E i quadri? In pinacoteca ci sono opere di Attardi, Benetton, Biancini, Calabria, Cantatore, Cappellini, Cesetti; Dova, Fiume, Fontanella, Monachesi, Montanarini, Purificato, Quaglia, Sassu, Sciltian, Treccani. Ma? Stanno lì che non le vede nessuno che poi, per un quadro non essere visto è come la morte civile per un uomo. Di questi quadri non parla nessuno ma tutti di edifici razionalisti (che poi sarebbe quadro e squadro e maledetta sia la curva), tutti ricostruiti per via dell’incidente di una guerra mondiale che noi dichiarammo e non subimmo.
Sarebbe bello farli vedere quei quadri, mostrarli al mondo, parlarci sopra, scoprire il mondo che raccontano con la poesia di luci che è propria dei pittori. Far vedere i quadri ai bambini, proiettarli sui muri della città quanto è festa e far vedere che l’Italia non è nata da qui, ma qui c’è nell’arte e non nel mattonato.
A Latina serve far vedere la bellezza che nasconde e non accontentarsi della banalità evidente. sarebbe stato bello proietare sui palazzi della città alcune opere custodite in pinacoteca, portare la pinacoteca alla città visto che la città non può andare in pinacoteca. Bello poi mettere insieme i patrimoni di quadri degli enti pubblici cittadini (Comune, Provincia, Tribunale Camera di Commercio, Ater) e fare una mostra sull’arte “nascosta” nei palazzi.
Vedete se a Latina manca la fantasia è perchè abbiamo visto pochi quadri e quindi pochi sogni, doniamoci l’arte.
E poi andiamo dai preti che stanno qui da prima di noi italiani e chiediamo loro di accompagnarci con la bellezza che conservano da secoli e saremo, finalmente, una città.
PER APPROFONDIRE
L’annunciazione di Pippo Rizzo: la bellezza “nascosta” di Latina
L’annunciazione di Pippo Rizzo: la bellezza “nascosta” di Latina
23 Settembre 2023
L’Annunciazione” di Pippo Rizzo in prestito alla Galleria nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Si tratta di un’opera datata 1934, del pittore e scultore siciliano di marcata impronta futurista, appartenente alla collezione della pinacoteca di Latina. L’opera fu donata dallo stesso artista alla Galleria d’Arte Moderna – città di Littoria nel 1937. Un dipinto a olio su tela, 159 x 135 centimetri, con il tema evangelico dell’Annuncio della nascita di Gesù Cristo.
Non so dirvi se nel ’34 Pippo Rizzo era ancora futurista o sperimentava altro, ma so dirvi che il tema di questo quadro conservato nella civica galleria d’arte di Latina è suggestivo, da narrare. Vengo dalla pittura policroma delle mie chiese lepine, vengo dall’idea maestosa dell’angelo che “chiede a Maria”. L’evento è incredibile: il creatore che…
tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ‘l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura
Dante, Paradiso
Il creatore manda un angelo a narrare l’incredibile e a chiedere permesso. Un Dio che era ogni cosa che vuole farsi la sua creatura ma ha bisogno di una “madre”, di una “madre” universale. Qui c’è il senso del cristianesimo, il Dio che non può tutto dopo aver fatto tutto ma ha bisogno del suo stesso creato.
Langelo di Pippo Rizzo è solo vestito di bianco, non ha aura, non ha luce addosso, ma la sola arma dell’ala che si fa indice, si fa quasi segnale per il viandante che è chi guarda e quella ala non trafigge il cuore della Madre ma lo indica. Dice che sceglierà per amore, per amore di un figlio che sa già da questo annuncio sarà del mondo e non suo ma per questo lei sarà madre universale
Diu vi salvi Regina
È madre universale
Per cui favor si sale
Al paradisu.
Voi siete gioia è risu
Di tutti i scunsulati
Di tutti i tribulati
Unica speme.
Dio vi salvi Regina, 1676
Un angelo di Dio che pare essere uno normale, uno del mondo, come lei madre ha veste di ogni madre di questa terra tribolata intorno al Mediterraneo, forse tanto la Sicilia dell’autore, che ha solo un filo di luce per dire delle sua Grazia e pensierosa del dolore del figlio che sarà dolore del mondo da attenuare. I colori sono tuti colori della terra che è madre, le pareti sono spoglie, solo una panca. L’intonaco va via e lascia scoperti mattoni che quasi hanno i brividi.
E’ scena che non lascia, non rilascia, divagazioni. I volti della madre e dell’angelo sfumano in loro stessi. Devi avere Fede e questa non è risposta è la chiave, la porta la devi vedere tu che guardi, se guardi.
Una donna che deve scegliere se salvarsi o salvare, un angelo che deve compiere un dovere che è una domanda che non si può neanche immaginare di fare.
Il resto… non so dirvi ma sarebbe bello fermarsi con tanti bambini e raccontare loro di un angelo con una missione impossibile e una donna dalla forza incredibile che insieme risposero alla “salvezza” e l’umanità divenne umana. E il quadro è bellissimo perchè arriva al guardante per sottrazione, per pulizia “come una madre che pulisce il figlio dalla vita per farlo vivere”.


