La caparbieta di Mina (in ricordo di Mina Picone)
15 Febbraio 2025Piove a Priverno, i sanpietrini messi come si deve nelle strade in salita che si fanno un poco scivolose, il cielo è un tetto grigio e c’è silenzio. Silenzio in un mondo di misura, a misura, affascinante.
Debbo ricordare una collega, Mina Picone, andata via ora sono dieci anni. Vi ho raccontato dei sanpietrini perché è il “paese mio” della canzone di Josè Feliciano che segna la storia di Mina Picone. Io con lei, ero il responsabile della pagina dei Lepini di cui lei era corrispondente, avevo tutto che ci destinava all’attrito: lei laboriosissima, lei che non perdeva tempo, lei che faceva mille cose, lei gelosa della sue cose, lei insegnante erudita… Io tutto capovolto. E abbiamo litigato tanto, ma tanto. Però, litigando, litigando ti manca il litigio.
L’auditorium di Santa Chiara dove si tiene il confronto ha la suggestione del tempo, è bellissimo e sobrio come la fede di queste terre. Si comincia e comincia il sindaco, Anna Maria Bilancia, che sente quella figura presente per il suo tempo a scuola, per il suo essere giornalista: “andò in pensione ma non me ne ero accorta perché aveva così tante attività da seguire che a scuola ci stava tutti i giorni”.
Ma come la fermavi una come Mina? Me ne rammento nel tentativo (inutile) di arginare la sorella Celestina che è accanto a me sul tavolo dei relatori, ma sarebbe meglio dire che sta ovunque.
Loretta Cardarelli dirà del modo con cui la scuola, il Teodosio Rossi, ha fatto il filmato per Mina e Celestina chiede come colonna sonora “che sara’ della mia vita” e quella stessa canzone passa nel medesimo istante in radio. Un miracolo? Un segno del destino? No, la determinazione di Celestina che in questo incontro riporta lo spirito rinascimentale di Mina Picone. Tra il pubblico le figlie Adriana e Giovanna, il nipote Giovanni Paolo.

Mi permetto di ricordare il marito di Mina, Paolo Anzeloni, quando parlava di Mina gli occhi si facevano lucidi di amore. Porta i saluti Sonia Quattrociocche, assessore alla cultura, che ne ricorda ciò che ha lasciato nei ricordi.
Ora le testimonianze: inizia la sorella Celestina che chiede che la strada su cui abitavano e che ha il nome di un albero che non c’è neanche più sia dedicata alla sorella. Incassa l’ applauso, poi interviene Sandro Paglia corrispondente in contemporanea di Mina per Il Messaggero, segue Graziella Di Mambro che spiega come il paese non c’è se non c’è un giornalista, un corrispondente che lo racconta. Sandro Paglia lo ha fatto, Mina Picone ci si è votata. Anna Colaiacovo ha portato un quadro che rappresenta Mina che prende appunti seduta con un taccuino.

Fa freddo nella sala, per altro bellissima, perché ricordare chi ha fatto un poco del tuo viaggio non è facile, anzi.
Mina avrebbe tagliato corto per via del valore che dava al tempo e al suo voler stare da un’ altra parte. Mi raccontano di lei che va a convincere ragazzi che volevano non studiare più a farlo e così facendo la ricordano per sempre, di coriandoli donati ad una bimba che non aveva più madre e padre.
Insomma una storia come le pietre che ridanno luce da mille facce
Io? Beh, gli dovevo sistemare i pezzi per farli entrare nelle pagine e lei che arrivava dal direttore, Luigi Cardarelli, arrabbiata nera: “il Sezzese mi ha messo il pezzo sotto, mette sempre Sezze sopra”. Naturalmente lui, che era di Sonnino, gli dava ragione e lei mi passava davanti tronfia. Ma la mattina dopo era uguale, così quasi un rito. Impossibile spiegargli che Sezze da sola aveva tanti abitanti quanti sommati tutti gli altri, da Sezze scrivevamo in 4 (io, Roberto Campagna, Giovanni Rieti e Ernesto di Pastina) ma lei non sentiva ragioni. Aveva carattere da vendere. Aveva amore per Priverno, aveva passione per quello che faceva. Aveva passione per la scuola, per la cultura.
Per la famiglia ringrazia la figlia Giovanna e per i suoi ex studenti Marzia Codastefano che testimonia il trasferimento di curiosità che è l’eredità che vivono i suoi ragazzi
Consentitemi di chiudere dicendo che Mina era una donna di queste colline, così determinate che sono l’ anima di questo popolo Lepino che vive nonostante tutto sia destino a finire: donne tenaci, tenaci come Mina.
Nella copertina il quadro di Anna Colaiacovo


