Bambino o mammoccio, intorno agli anni… miei

Bambino o mammoccio, intorno agli anni… miei

16 Aprile 2025 1 Di Lidano Grassucci

Compio 64 anni, tanti. Un tempo sarei stato già ricordo, ora si va avanti. Era il 1961, suona già come storia.
La mia di storia? Segnata dal nome che mi legava al posto del nascere, segnata dalla parte del mondo da dove ero venuto al mondo. Ero un provinciale povero, poi non certo un adone e manco il più forte del gruppo. Insomma era in salita, come la strada che da casa mi portava all’ ospedale ma io viaggiavo a bordo di mia madre e lei nel cassone di una Ape Piaggio. Tutto bene, per me e per lei. Ci separammo presto con mamma ma non per strappo ma perché era comodo dare ragione a mia nonna per la voglia di farmi “mammoccio” e non bambino. Seguono preghiere a profusione e io a stare sempre sotto un tavolo che mi proteggeva dal cielo che mi poteva cadere addosso, di un pavimento che poteva avere un sussulto. Sotto un tavolo con soldatini eroi immortali, ma di plastica, con automobiline velocissime ma il rumore del motore era la mia bocca che diventava suono di cilindri.
Tutto così, iperbolico ma piccolo piccolo. Poi, mi mettevo nei guai fino a farmi travolgere da un’ auto ma continuando quella sensazione che era tutto bello e in volo. Il tavolo si fece cabina di aereo per quel volo ipotetici in una vita ipotetica. 64 anni, poi i libri, quel gusto di leggere capovolto e cercare nelle pieghe di un giornale un sapere che dovevo imparare. Dove è andato quel bambino? Non fu mai tale, ma mammoccio seppure più “nonnaccio” . Ora tempo di fermare, respirare e camminare solo lungo la riva di un canale, non ho più tempo, mi resta quello sprecato, quello ubriaco. Sarebbe bello tornare quando quel giorno eravamo in due, io e mia madre, e siamo stati insieme a rischiare di finire prima ma tentando di essere per sempre come restiamo. Sono vecchio, ma vorrei… Poi lei, nonna, sarebbe venuta matrona romana nella lingua della mia gente a dirmi che in fondo non dovevo essere come nonno e papà ma diverso per la sua delicatezza. Invece? Nonno era un eroe e non sapeva amare ma mi ha amato oltre sé stesso, con papà non so’, mica ci siamo parlati. Nonno mi diede le istruzioni ma non scritte a voce, io e lui viaggi lunghi con il carretto, passo lento di mulo e canzoni mentre fumava trinciato e beveva aceto più che vino tanto il mulo sapeva il ritorno.
Ora non annoio, ma mi insegnò amore con esempio, coltello per difesa e la morte è una sorella, come dice Francesco il santo.
Chi sono? Forse sarò qualcosa, resto non illuso.
Hai ragione papà ti debbo citare: gli illusi non valgono niente e io resto contadino mancato e questo resta.