Uno spritz col “finto” nipote di Pennacchi

Uno spritz col “finto” nipote di Pennacchi

16 Aprile 2025 0 Di Davide FacilePenna

L’esimio Professor Enrico Terrinoni, studioso di Joyce e accademico dei Lincei, ha un cuore grande e sta tentando un’impresa che, al confronto, tradurre l’Ulisse deve essere stata una passeggiata: vuole farmi uscire dalla un-cultural comfort-zone di retrogrado sessista e rozzo in cui vivo (ma ho anche dei difetti!).
Ogni tanto mi chiede di accompagnarlo nei suoi tour istituzionali tra seminari all’Università e presentazione di libri. La scorsa settimana mi ha trascinato con la solita scusa (magnata e bevuta) in Umbria per la presentazione del suo libro “La letteratura come materia oscura” ad Acquasparta, un paesino che sta tra Perugia e Terni.

Del tema centrale del libro, l’incontro tra letteratura e fisica quantistica, ci ho capito il giusto ma il posto dell’incontro, un palazzo del Cinquecento, l’ho compreso pure io che era una cosa incredibile. Si chiama Palazzo Cesi e fu nel 1600 sede dell’Accademia dei Lincei.

Tra l’altro di fronte a Palazzo Cesi c’è un bar dove, a proposito di bevute, ti danno degli enormi calici di vino a tre euro che conterranno mezzo litro di nettare d’uva. “La generosità dell’Umbria del Sud” mi ha sussurrato uno degli altri relatori significando che a Perugia (Umbria del Nord) non è la stessa cosa. Non ho avuto modo di provare la diversa generosità enologica perché a Perugia ci siamo passati velocemente prima di andare ad Acquasparta per vedere come spettatori la presentazione di un altro libro: “Se la rosa non avesse il suo nome”.

E’ un giallo con protagonista Shakespeare che va in missione segreta a Padova per conto della Corona inglese. L’incontro si teneva al chiuso di un piccolissimo negozio di dischi, che era pieno di gente nonostante fosse un assolatissimo sabato mattina. Il merito del pienone era tutto di chi lo ha scritto il libro e che era li presente. Andrea Pennacchi, più noto come il Poiana, attore e personaggio televisivo.

Forte in televisione e meglio anche dal vivo. Appena gli hanno detto “iniziamo?” quello ha risposto con tipico accento padovano “Si! Ma prima uno spritz d’ordinanza!” Due ore di chiacchiere e battute in mezzo a libri e vinili con gli spritz in bella vista sul tavolo. Il Pennacchi di Padova è effettivamente personaggio meritevole.
A vent’anni si è arruolato in aeronautica per fare il pilota di Caccia. Dopo un paio d’anni ha capito che la vita militare non faceva per lui ed ha cercato di andare a fare il pilota in Alitalia con il brevetto appena preso a Pozzuoli.

Solo che prima gli hanno fatto fare il servizio di leva “Speta qua furbo. Non è che ti te s’è venuto solo a prender il brevetto a gratis”. Quando, dopo un anno e mezzo, si è presentato presso la compagnia di bandiera avevano bloccato le assunzioni per uno dei tanti fallimenti in corso.

Allora si è iscritto all’Università di Padova ed ha scoperto che era bravo con le parole e il teatro. Finita la presentazione mi sono fatto fare la dedica sul libro ed ho approfittato per scherzarci un po’; scoprendo una storia meravigliosa “Ma sei parente di Antonio Pennacchi? Io vengo da Latina”.

Scoppia a ridere “No. Ma ascolta che storia che mi è capitata. Saranno stati quindici anni fa. Facevo l’attore teatrale e non ero conosciuto. Ho cominciato a pubblicare dei testi miei. In quel periodo Antonio Pennacchi aveva vinto lo Strega. Ogni volta che presentavo i miei libri mi chiedevano se ero quello del Premio e io dicevo sempre no. Un giorno arriva l’ennesimo signore che mi chiede se sono il Pennacchi dello Strega e io per scherzo gli dico che non sono lui ma siamo parenti. Sono il nipote. Non so come ma nel giro di mezz’ora lo viene a sapere Antonio Pennacchi che mi manda una mail con scritta solo una frase: Se po’ sapè chi cazzo dovresti esse tu che dici de esse mio nipote?

Da lì è nato però un rapporto bellissimo perché Antonio era fantastico. Sono venuto pure a Latina e lui mi ha fatto vedere tutta la città”. Intanto lo spritz era finito e Andrea Pennacchi è corso verso il Teatro dove doveva tornare a fare il Poiana “Negare tutto finché non “neghemo!”