La risposta è sì e non c’è perché umano che tenga. Il saluto a Francesco

La risposta è sì e non c’è perché umano che tenga. Il saluto a Francesco

24 Aprile 2025 0 Di Maria Corsetti

La serata è tiepida e le persone sono migliaia. Il clima aiuta in queste ore di serpentone che si insinua davanti a San Pietro con una compostezza declinata in versione italiana. La non rigorosissima fila ondeggia qua e là. C’è chi si fuma una sigaretta, cosa inconcepibile in quasi tutto il resto del mondo, e chi se l’è già fumata e la cicca è rimasta incastrata nei sanpietrini. Una ragazza tiene in braccio il suo barboncino bianco, passato ai controlli e ora in attesa anche lui. Un paio di bambini, avranno non più di sei anni, si divertono a correre in questo spazio enorme. Davanti a loro ci sono ancora minimo due ore di fila e sono già le nove e mezzo di sera. Chi saranno i genitori? Possibile che un genitore italiano in perenne difesa del cucciolo, gli imponga una marcia di speranza a quell’età. La risposta è sì e non c’è perché umano che tenga.

Il perché non esiste in questa metafora della vita, dove se sei fortunato fai la fila in una sera di primavera romana, ma se ti sei messo in fila alle undici di mattina il sole ti tortura senza tregua. Perché hai scelto la mattina? Perché hai scelto la sera? Perché ognuno è andato quando ha potuto, senza pianificare se non nei tempi e modi imposti dal lavoro o dalla disponibilità dei mezzi pubblici. Ha risposto senza il filtro della ragione.

Il bonus dopo tre ore e mezzo di fila è il passaggio per la Porta Santa. Si entra da lì e siamo tutti più contenti. Grande Romana Chiesa, nonostante tutto, anche se si fa fatica a crederti, come non adorarti?

L’entrata in San Pietro come sempre toglie il fiato, ma stavolta è la prima volta che ci entro di sera. L’illuminazione è all’altezza. Entriamo senza correre. Vicino a me persone che entreranno in San Pietro quest’unica volta nella loro vita e vogliono vedere, fotografare nell’impossibilità di memorizzare dettagli. Sta arrivando il momento. Tra le guardie svizzere, si intravede appena.

È un momento, forse due, l’annullamento, lo zero. Una potenza che annulla ogni automatismo, non esce neanche un Segno della Croce. E poi via ché bisogna lasciare il passo agli altri centomila là fuori.