Latina di Ninfa, portiamo il bello dove il brutto ci sta uccidendo, è uscito NeoLatina
20 Maggio 2025Latina bella non ci si puo’ dire. Quindi dovrebbe fare di tutto per farsi percepire bella. Andiamo per ordine: la prima domanda e’ ” ma dove sta il bello più prossimo a me?”. E da lì partire. La risposta sta in due poli: i giardini di Ninfa e il mare. Quindi? Anziché parlare di razionalismo, di case, si comincia a fare un altro progetto, progetto di rose.
Boeri a Milano ha portato il bosco non in piano ma in verticale. Ecco noi portiamo Ninfa e il suo giardino in città, una Ninfa urbana con le scritte agli ingressi della città con la scritta ” Latina, città con i giardini di Ninfa”. Figo no, rose al posto di vasconi di travertino, alberi piantati a terra e piante rampicanti sugli edifici con giardinieri all’ opera a coltivare. Non ci vuole molto, solo far fare a chi ha fatto, senza inventarsi nulla. Il tutto con un parco nazionale che non vieta ma fa e ci mette pure lui del suo per fare verde sta città nata a dispetto e contro la natura per farla tornare ad essere “selvatica”, “vera”, e non razionalmente triste.
I canali non navigabili ma passeggiabili, e le piante che seguono il loro corso senza inventare arredi che non servono dal Ninfa al mare. Chiedere anche l’ aiuto di Aumenta uno dei più grandi vivai di questo paese che sta a Priverno mica in Lombardia.
Fare un consorzio di comuni, una grande Latina che diventa bella per la bellezza che si porta qua e non la bruttezza che non condivide con alcuno nella paura di noi stessi.
Io farei così e metterei giardini e fiori. Vi immaginate corso della Repubblica a Latina con sughero e quercia con le rose lungo i marciapiedi e la gente che respira. Si può fare? Se hanno piantato gli alberi in alto cosa ci vieta di giardinare la città? Poi invece di urbanistica si parlerebbe di botanica, invece che di pietre e sassi e cimitero di piante e vita e magari farci scegliere perché da ogni sogno brutto può nascere una bella giornata di sole.
Del resto gli inferi e il paradiso hanno il medesimo creato e pure a Dante l’ inferno è più vivo del paradiso, la palude era meglio del cemento, ora che ci siamo ribaltiamo tutto e facciamo tornare le rose e non i blocchetti di tufo.



Incominciamo a piantare alberi dove sono stati abbattutii pini, già sarebbe una grande cosa. Altrimenti diventa un territorio arso dal sole