Piero Zinna: “L’arte mi ha salvato”. Dal potere di uno sguardo al Festival Danza “Città di Sabaudia”

Piero Zinna: “L’arte mi ha salvato”. Dal potere di uno sguardo al Festival Danza “Città di Sabaudia”

12 Giugno 2025 0 Di Fabio Fanelli

Tutto è cominciato con una foto.
Un’immagine pubblicata sui social, uno sguardo intenso, quasi narrante.
Gli occhi che parlano”: così l’aveva intitolata. Ma era molto più di un semplice scatto. Era l’anticipazione di un racconto, di un vissuto profondo, di una storia che meritava di essere ascoltata.

Oggi quella storia prende voce nella nuova puntata del podcast Impronte, dove Piero Zinna, direttore artistico, coreografo e organizzatore di eventi culturali, si racconta senza filtri.
Una conversazione intima, intensa, dove l’arte non è solo lavoro, ma ancora di salvezza, motore vitale, forma di resistenza e rinascita.

“L’arte mi ha salvato”, confessa Zinna durante l’intervista.
“Mi ha aiutato a trasformare il dolore in qualcosa che potesse parlare agli altri. A volte basta un movimento, un gesto danzato, per dire quello che con le parole non riesci”.

Dalle prime esperienze nel mondo della danza fino all’attività di formatore e promotore culturale, il percorso di Piero è segnato da una continua ricerca di senso, bellezza e verità.
Un cammino che trova una delle sue espressioni più alte nella nascita del Festival della Danza “Città di Sabaudia”, da lui ideato e curato con passione.
Un evento che negli anni è diventato un punto di riferimento per scuole, danzatori, coreografi e spettatori da tutta Italia, capace di trasformare la città pontina in un palcoscenico a cielo aperto.

“Il Festival è un modo per restituire qualcosa a un territorio che amo. Sabaudia ha un’energia particolare, e vederla animarsi grazie alla danza è qualcosa che mi emoziona ogni volta.”

Nel podcast, Zinna parla anche del valore della fragilità, dell’importanza di credere nei giovani talenti, del suo rapporto con la solitudine creativa e della responsabilità che sente ogni volta che costruisce un evento. Ma soprattutto, racconta la forza delle impronte che l’arte lascia. Dentro e fuori di noi.