Io mi auguro che…

Io mi auguro che…

25 Luglio 2025 0 Di Gabriele Melis

Capita che i giovani vengano considerati l’espressione di una generazione perduta, ma non è affatto così

Io mi auguro che Latina sia una città che prosperi. 

Prosperi: voce del verbo prosperare, usato nella lingua italiana per indicare uno sviluppo in modo favorevole, crescere con successo, avere fortuna o un benessere duraturo.

Io mi auguro che il popolo di Latina sappia cogliere i frutti piantati dai suoi predecessori e no, non mi riferisco necessariamente a quei bonificatori che con la sola forza delle loro braccia e dei loro cuori hanno bonificato questa terra un secolo fa e non mi riferisco neanche a tutti coloro che in questo momento siedono su poltrone di pelle con la convinzione che il loro lavoro sia oramai concluso. Friedrich Hegel, un filosofo la cui morte si avvicina ormai al duecentesimo anniversario, spiegava che la nostra esistenza, come l’esistenza di tutto ciò che è materiale, tangibile o immaginabile, è composta da tre momenti: la tesi, l’antitesi e la sintesi. La tesi è la nascita e l’esposizione pura di un elemento o pensiero, l’antitesi rappresenta un ostacolo che vi si pone nel tentativo di interrompere il suddetto elemento o idea e la sintesi, che può esser vista come una fase finale, rappresenta il momento di superamento delle difficoltà e della contraddizione con il trionfo della ragione, del raziocinio, rappresenta un felici e contenti ma, come ci spiega il filosofo tedesco, rappresenta primus inter pares un nuovo inizio. 

Io mi auguro che Latina raggiunga la sua sintesi.

Io mi auguro che il popolo di Latina sappia cogliere i frutti piantati oggi, che per quanto acerbi, saranno il nostro punto di partenza e no, non mi riferisco a nessuno se non ai giovanissimi, a tutte quelle persone che appartengono alla cosiddetta generazione zeta o alfa.

A scrivere queste parole è proprio uno di quei ragazzi e fidatevi quando dico che non è bello vedere persone spalancare gli occhi quando si trovano davanti un ragazzo di 19 anni che si interessa della propria città. Non è bello vedere una sfiducia generale nei confronti di una presunta “generazione bruciata”. Non è bello sentirsi dire dalle autorità: “i giovani non si interessano alla politica”. Non è bello sentir passare per verità una menzogna.

Di giovani fannulloni ne esistono e nessuno lo nega, ma che non mi si dica che non ne esistono altrettanti adulti e anziani, non mi si dica che l’Italia non va da nessuna parte a causa nostra. 

Di giovani interessati, motivati e pronti a dire la propria ne esistono e che nessuno lo neghi.

E non è vero che non siamo pronti a parlare o a farci sentire, perché molto spesso sono gli altri che non sono pronti ad ascoltare e ad accettare che dei giovani possano avere delle idee nuove, diverse e che un domani sostituiranno quelle di oggi. 

Io mi auguro che tutto il popolo di Latina si renda conto che il futuro siamo noi e che, oggi come fu in passato e come sarà in futuro, il nostro unico compito è quello di lasciare un terreno fertile per chi verrà dopo. 

Io mi auguro che tutto il popolo di Latina sia pronto ad accettare che non siamo la fine ma la sintesi: un nuovo inizio.