“Differenziare la politica”

“Differenziare la politica”

1 Agosto 2025 0 Di Fabio Fanelli

Se i rifiuti dividono, la politica non può marcire in aula.

A Latina, quando si parla di rifiuti, è difficile capire cosa “puzza” di più: se le strade o certe sedute di consiglio comunale.
L’ultima, in particolare, è finita come nessuno avrebbe voluto ma troppi si aspettavano: due consiglieri sono arrivati alle mani, dopo una raffica di attacchi verbali (partiti anche qualche giorno prima da parte di qualche altro consigliere comunale) che neanche a dirlo nulla avevano a che fare con la raccolta differenziata, ma molto con la perdita del buon senso.

Siamo passati dalla raccolta dei rifiuti alla raccolta dei nervi, da calmare a fine seduta come in un dopo partita di periferia. E no, non è uno spettacolo da città civile. È come ritrovarsi in mezzo a una discarica emotiva, dove la plastica delle parole vuote si accumula sull’umido della rabbia.

Non siamo qui a fare i giudici, certo. Ma forse è proprio questo il problema: che nessuno giudica più, nessuno richiama, nessuno si alza per dire che tutto questo non è normale. Che un’aula politica dovrebbe essere un laboratorio di idee e non un ring dove far esplodere il disagio di chi non sa più nemmeno ascoltare.

E intanto, da Roma arriva una notizia interessante: il Governo ha appena approvato una nuova direttiva sugli studenti sospesi. Niente più giorni a casa come premio mascherato da punizione. Ora, chi sbaglia dovrà svolgere attività socialmente utili, restituendo qualcosa alla comunità. Una forma di educazione attraverso l’azione.

E allora la provocazione viene spontanea:
perché non applicare lo stesso principio anche ai consiglieri comunali?

Hai insultato? Giornata nei quartieri a raccogliere rifiuti.
Hai alzato le mani? Turno intero all’isola ecologica con tanto di tuta arancione.
Hai mancato di rispetto all’aula? Presentazione obbligatoria in una scuola media per spiegare cosa non fare da grandi.

Una sorta di rieducazione civica per adulti istituzionali, per ricordare che il decoro non è solo una questione di marciapiedi, ma anche di linguaggio. Che la raccolta differenziata non serve a nulla se poi chi governa si comporta peggio di un sacchetto lanciato dal finestrino.

Perché la politica, proprio come i rifiuti, ha bisogno di processi chiari: va selezionata, trattata, valorizzata. E soprattutto non lasciata marcire.

Forse è il momento di differenziare davvero: non tra maggioranza e opposizione, ma tra chi costruisce e chi distrugge. Tra chi serve e chi si serve.
Tra chi, davanti al problema dei rifiuti, alza le maniche… e chi alza le mani.