Latina la città che non vuole essere patrimonio dell’ umanità ma restare terra senza qualità: e si appassiona a Bellini e Valletta

Latina la città che non vuole essere patrimonio dell’ umanità ma restare terra senza qualità: e si appassiona a Bellini e Valletta

1 Agosto 2025 0 Di Lidano Grassucci
Comer dire: devi scegliere tra Amarcord di Fellini e due minuti di un superotto della comunione di tuo cugino e tu scegli il secondo. A Latina passa la storia e noi pensiamo che lo schiaffo reciproco tra Bellini e Valletta peserà nella storia come lo schiaffo di Anagni. Capisco una città che “ignora” il mondo ma il paradosso è evidente: le sorti della vita hanno donato a noi che pensavamo che 100 anni fossero tanti  ben 2300 anni di Storia. Siamo diventati 23 volte più grandi, ma non lo sappiamo, non la vogliamo, non capiamo
Latina vive di una vita surreale, intendo il Comune in preda a bilanci che da passivi diventano attivi, da mostruosi in bellissimi. Ci si esercita in bizantinismi incredibili e non si vede il nuovo che avanza che sommerge.
In Comune non ci va più nessuno perché alla vita vera non ci sono risposte. Mi sarei aspettato un consiglio comunale solenne visto che un pezzo della città è stato proclamato “patrimonio dell’ umanità”, la via Appia. Maq non dalla locale Camera di Commercio, neanche dalla associazione degli artisti in pensione, o dal dopolavoro ferroviario ma dall’Unesco. Non è una fantomatica economia blu, ma una Storia vera dell’umanità intera.
Come dire abbiamo vinto la medaglia d’oro (l’ esempio è sottostimato) e noi seguiamo la corsa delle biglie sulla spiaggia tra niente e nessuno.
Di botto una comunità che aveva meno di 100 anni, pure malportati, si accorge di averne 2300.
Capite il senso? Pensavo che qualcuno proponesse di cambiare il già palude (Olim Palus)  in “noi la prima strada del mondo”.
Ma che… Si fanno manovre di bilancio manco fosse lo sbarco di Normandia, parlando di conti sempre del servizio mai.
La prima strada del mondo, che dalla più grande Chiesa del mondo porta a dove è nato il mondo ad oriente e pure Cristo, ma non lo vogliono sapere.
L’Appia è la strada dove è nata la cultura greco-romana, altro che 4 edifici fascisti pure male in arnese e pure ricostruiti per via della guerra perduta
Abbiamo Tor Tre Ponti e Foro Appio ma ci vantiamo del podere 1071 (quello di nonna mia, a cui sono affezionatissimo, ma io sono uno e l’ umanità conta 8 miliardi di persone, si capisce la differenza?).
Qui passa San Paolo, uno che ha fondato una religione, la più grande al mondo e noi veneriamo un ipotetico camion con tanto di gatto affondato a Piazza del Popolo, mi dispiace per il gatto, meno per il camion. Per tacere di San Tommaso e il suo pensare la grandezza di Dio a Fossanova dove è morto.
Mi aspettavo un dibattito che chiudesse di netto la discussione se siamo stati fondati, come citta’ , il 30 giugno o il 18 dicembre, per spostare il tempo in quello del passaggio di qua della prima biga, del primo cavallo, delle prime legioni che andavano a fare un impero mica il palio dei borghi.
Ma non si capisce, si pensa in piccolo e quindi siamo destinati a non essere mai grandi. I
n consiglio comunale trattano come trattarsi, di una città che non si conosce, che non conoscono. Ma la verità emerge, prepotente e non è una partita a schiaffi.
Qui, lungo queste strade sono passati papi, condottieri, legioni e tragedia, santi e bestemmiatori, qui inizia il viaggio del mondo, qui passa l’occidente e l’oriente.
Invece?  Nessuno se ne accorge e il posto dove è nato il viaggio è divenuto la terra di chi non guarda la punta del naso
Latina, la città dove passa il viaggio di Dio… Ma non lo vuole sapere.