Roma era piena, Latina era lì

Roma era piena, Latina era lì

4 Agosto 2025 0 Di Fabio Fanelli

Hanno camminato in silenzio, ma ogni passo faceva più rumore di mille slogan. Un milione di giovani ha invaso pacificamente Roma come un fiume che non distrugge, ma irriga. Nessuna rabbia, nessuna rabbia travestita da ideologia, nessuna richiesta urlata al cielo: solo la fede, che è già risposta.

E tra quei volti sorridenti e sudati, tra quei passi stanchi ma convinti, c’erano anche loro. I giovani di Latina. Non lo troverete nei titoli dei giornali, né nei resoconti paludati dei telegiornali. Ma c’erano. E hanno portato con sé molto più di uno zaino e un cappellino. Hanno portato la loro voglia di essere parte, senza pretendere di essere centro.

Latina era lì. Con le sue periferie, con le sue contraddizioni, con la sua bellezza mai raccontata.

Mentre i soliti noti si affannano a spiegare cosa è giusto pensare e cosa no, quale parola è corretta e quale è da censurare, mentre filosofi da talk show e politici da post sponsorizzati si interrogano su tutto tranne che sul senso profondo delle cose, loro hanno scelto il contrario. Hanno scelto il silenzio pieno. Il canto collettivo. L’incontro.

Chi ascolta più chi non urla?

I giovani di Latina, quelli che spesso vengono ignorati finché non cadono, hanno camminato sotto il sole per un’idea antica e rivoluzionaria: che la fede, se autentica, non divide. Un milione di semi piantati nel cuore dell’estate, in una Roma attraversata dalla luce e dalla speranza. Eppure, nessuno dei grandi giardinieri dell’opinione pubblica si è fermato a guardarli fiorire.

Forse perché non c’era nulla da monetizzare, nulla da strumentalizzare. Nessuna frattura da approfondire, nessuna polemica da cavalcare. Solo il miracolo di una generazione che, nel cuore di un’epoca che le ripete quanto è fragile e smarrita, sceglie di credere ancora. In Dio, si, ma anche nella possibilità di un mondo più umano.

Latina deve iniziare ad ascoltare i suoi giovani, prima che siano solo eco.

Non basta congratularsi con loro a cose fatte, né usarli come esempi da spot istituzionale. Questi ragazzi chiedono altro: che si dia loro spazio per raccontarsi, occasioni per costruire, fiducia per sbagliare. Che la fede che li muove, anche quando non è religiosa, venga presa sul serio. Perché dietro ogni croce portata con gioia, c’è un desiderio di senso. E se non siamo capaci di riconoscerlo, allora il problema non è la loro assenza, ma la nostra cecità.

Roma era piena. Ma Latina, nel cuore di quei giovani, lo era ancora di più.

E se ci fermiamo ad ascoltarli davvero, scopriremo che il futuro non è un orizzonte lontano. È già in cammino. A passo lento, ma deciso. Proprio come loro.