Quando un figlio muore, il silenzio degli adulti fa più rumore del suicidio

Quando un figlio muore, il silenzio degli adulti fa più rumore del suicidio

8 Agosto 2025 0 Di Fabio Fanelli

Una madre ha perso un figlio. Noi abbiamo perso il coraggio di ascoltare davvero.

“Non sappiamo ascoltare i nostri figli. Vogliamo solo proteggerli. Se stanno male: medici. Se soffrono: farmaci. Ma non sappiamo sederci accanto a loro. Non sappiamo fare le domande giuste. Quelle scomode.”

Me lo ha detto una madre.

Una madre che ha perso un figlio. Un suicidio. Fine della corsa. Non solo per lui. Per tutti noi. Perché quando un figlio si toglie la vita, non muore solo lui. Muore qualcosa in tutti noi. Muore il patto con la vita. Muore l’illusione che basti amarli per salvarli. Muore il silenzio che abbiamo preferito alle domande vere. Questa madre non voleva pietà. Voleva verità. Voleva dire che suo figlio non cercava soluzioni. Cercava presenza. Uno sguardo. Una voce ferma. Qualcuno disposto a restare. Anche nel buio. Ma noi, genitori, educatori, adulti, non ce la facciamo. Scappiamo. Verso gli specialisti. Le etichette. Le pillole. Facciamo tutto pur di non stare fermi accanto al dolore. Abbiamo scambiato la protezione con la rimozione. La cura con l’intervento. Il disagio con un errore da correggere. Ma un figlio non è un problema da risolvere. È una persona da ascoltare, anche quando la sua voce trema. Anche quando la sua rabbia fa paura. Anche quando tace, e tu vorresti spaccare quel silenzio con mille parole.

Il mio lavoro è questo.

Quello che amo: ascoltare. Aiutare le persone a parlare. Stare accanto quando tutti gli altri scappano. Non ho ricette. Non salvo nessuno. Ma so che il dolore chiuso da solo in una stanza può diventare una trappola. E che una voce che dice “ci sono” può tenere qualcuno vivo un giorno in più.

Quella madre oggi mi ha insegnato la lezione più dura e più vera.

Non siamo pronti al dolore dei nostri figli. E spesso li lasciamo soli proprio quando dovremmo restare. Oggi, lo scrivo per me. Per lei. Per chi ha ancora tempo: Non basta amarli. Bisogna restare. Anche nel buio. Anche senza soluzioni. Anche quando l’unica cosa che possiamo offrire è una presenza che non crolla.