“IA, chi saprà integrarla nel proprio lavoro avrà un ruolo chiave nella medicina del futuro.” — Intervista a Federico Palma, fisioterapista specializzato in posturologia e studente di biologia
12 Agosto 2025FutureHouse è un’organizzazione no-profit fondata nel 2023 a San Francisco con l’obiettivo ambizioso di costruire un “AI Scientist”: un sistema di intelligenza artificiale in grado di automatizzare il metodo scientifico, dalla generazione di ipotesi alla pianificazione di esperimenti, fino all’analisi dei dati e alla redazione di articoli scientifici. Supportata da finanziamenti filantropici, tra cui quelli dell’ex CEO di Google Eric Schmidt, FutureHouse ha recentemente lanciato una piattaforma che mette a disposizione quattro agenti AI specializzati: Crow, Falcon, Owl e Phoenix. Questi agenti sono stati progettati per affrontare il sovraccarico di informazioni nella ricerca scientifica, automatizzando compiti come la revisione della letteratura, la generazione di ipotesi e la pianificazione sperimentale. La piattaforma è accessibile gratuitamente tramite interfaccia web e API all’indirizzo platform.futurehouse.org.
FutureHouse offre anche un’opportunità di creare una comunità per ricercatori post-dottorato interessati a esplorare l’intersezione tra intelligenza artificiale e scienza. Inoltre, l’organizzazione gestisce un laboratorio sperimentale interno dove biologi e ricercatori AI collaborano per testare e migliorare continuamente le capacità degli agenti AI. Questo approccio integrato mira a superare le limitazioni attuali nella ricerca scientifica, accelerando la scoperta di nuove conoscenze e soluzioni in ambiti cruciali come la medicina e la biologia.
Per darci una visione più settoriale ho deciso di confrontarmi con Federico Palma, fisioterapista specializzato in posturologia e studente di biologia. Dottore, grazie per la disponibilità. In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale entra sempre più prepotentemente nel mondo della medicina, strumenti come Futurehouse promettono di rivoluzionare il modo in cui interpretiamo dati clinici, formuliamo diagnosi e persino anticipiamo scenari di salute pubblica.
Alla luce di queste trasformazioni, come immagina l’evoluzione della figura del professionista sanitario? Quali competenze ritiene diventeranno imprescindibili per continuare a svolgere questa professione in un contesto così fortemente tecnologizzato?
“Si sta discutendo molto dell’implementazione dell’AI in medicina. C’è ancora molta incertezza sulle potenzialità di queste nuove tecnologie che impatterà l’evoluzione delle professioni in ambito sanitario. Già al giorno d’oggi i professionisti consultano le AI più popolari come Chatgpt o Deepseek sia in pratica clinica che in ambito di ricerca scientifica. Si parla di figure più a rischio quali medici di medicina generale e radiologi. Tra pochi anni le AI potrebbero essere abbastanza efficienti da erogare gratuitamente semplici consulti di medicina generale per poi indirizzare i pazienti dallo specialista più opportuno. Nel mondo della diagnostica per immagini le AI sono già molto efficienti nel riconoscere stati patologici in Risonanza magnetica o radiografia, ad esempio. In più studi che comparano le diagnosi di diversi radiologi emerge che esse differiscono, anche di molto. Le AI potrebbero aiutare a standardizzare l’imaging in generale, lasciando allo specialista la facoltà di contestualizzare le immagini al contesto clinico del paziente.
Parlerò della branca della quale mi occupo maggiormente che sono le patologie muscolo-scheletriche. Sicuramente il discorso fatto sulla diagnostica per immagini si ripercuote in questo ambito, tuttavia non è una delle branche della medicina che verranno più impattate. Il fisioterapista ha una pratica clinica molto ampia e tanto del suo lavoro risiede nel personalizzare le cure, contestualizzarle allo stile di vita e alle aspettative del paziente e lavorare sulla biomeccanica del movimento. L’AI potrebbe aiutare nello standardizzare alcune procedure, ma penso che il fisioterapista come figura professionale possa solo evolversi positivamente grazie a queste tecnologie. Nell’ambito della biologia l’impatto dell’AI sarà dirompente. Specie in ambito di ricerca. La biologia, come scienza della vita, è una materia enorme e nuove scoperte scientifiche verranno sicuramente facilitate dall’intelligenza artificiale.”
Secondo lei, è realistico immaginare un’intelligenza artificiale che possa svolgere il ruolo di un medico, oppure si tratta piuttosto di uno strumento destinato a supportare e velocizzare la ricerca medica?
“Questa è la domanda che si stanno chiedendo tutti i principali governi mondiali. I sistemi sanitari sono basati sui professionisti che sono la base sulla quale si compone i sistema-salute dei paesi. Ovviamente io non posso avere la risposta e l’argomento divide gli esperti. Non dobbiamo comunque dimenticare l’aspetto umano della medicina. Esso non consiste solo nell’aspetto emotivo, ma anche nella responsabilità medico-legale, nella personalizzazione delle cure, nel contestualizzare la patologia e il paziente e in scelte, talvolta difficili, che sono prettamente umane. Sicuramente i professionisti continueranno ad avere un ruolo anche in futuro.”
Dal suo punto di vista, l’intelligenza artificiale di FutureHouse è davvero utile in tutte le sue funzionalità? Mi riferisco a una valutazione approfondita che consideri vantaggi e limiti, eventuali bias cognitivi, l’efficacia nei tempi di risposta, ad esempio durante una visita, l’impatto sui tempi di ricerca…
“Futurhouse si compone di 4 tools: Crow, Falcon, Owl, Phoenix. Quest’ultimo è ancora in fase sperimentale e avrebbe delle applicazioni in ambito chimico. Crow analizza la ricerca biomedica disponibile e crea una risposta concisa. L’ho provato personalmente e lo reputo un po’ impreciso, ma potrebbe diventare un tool molto utile per il professionista che vuole consultare velocemente la letteratura scientifica per avere spunti di riflessione da approfondire in un secondo momento. Falcon produce un report più lungo citando tutte le fonti a sua disposizione. L’ho trovato più performante. I principali motori di ricerca in ambito biomedico danno comunque la possibilità di implementare dei filtri di ricerca e consultare molteplici studi facilmente, rendendo questo tool meno utile di crow. Owl è anche conosciuto come “HasAnyone”. Permette di capire se c’è già qualcuno che ha provato a fare una determinata cosa. La barra di ricerca propone di default alcuni quesiti, come “Has anyone ever experimented with giving animals money?” (qualcuno ha mai fatto esperimenti dando soldi agli animali?). Questo è sicuramente il tool più divertente da usare. I tempi di risposta sono migliorabili ma permettono già un’applicazione pratica durante le visite, può sicuramente migliorare i tempi di ricerca specialmente guardando alla prospettiva futura, in termini di bias cognitivi ci sarebbe da fare un lungo discorso morale e di detenzione del potere. Bisognerebbe valutare come e da chi vengono influenzati gli algoritmi di questi tipi di AI visti i forti interessi economici. Le multinazionali della produzione alimentare è risaputo che investono soldi per fare la ricerca sugli stessi prodotti che vendono e vi è un conflitto di interesse da analizzare con attenzione. Le stesse potrebbero foraggiare questi strumenti AI per alterare gli algoritmi in modo vantaggioso. Da ragionare quindi anche su se questi algoritmi dovrebbero essere completamente pubblici, privati, delle università, o aperti a investimenti di soli gruppi di ricerca.”
Ed infine ma non meno importante vorrei porle una riflessione: Quali sono le sfide che la medicina dovrà affrontare con l’avvento dell’intelligenza artificiale?
“Ce ne sono tante, alcune probabilmente ancora non le immaginiamo. Citerò le 2 principali.
1 La convivenza tra professionisti e macchine. I primi perderanno inevitabilmente potere politico e importanza sociale. Non potranno mai essere sostituiti, ma ci sarà un nuovo attore sul mercato. Anche per quanto riguarda le associazioni di categoria e l’influenza che esse avranno in ambito nazionale e internazionale nell’autodeterminazione dei loro professionisti, il rischio è che il loro impatto sia minore. L’unica soluzione è l’evoluzione delle professioni abbracciando l’AI e implementandola in modo virtuoso. Ciò significherà perdere alcune peculiarità per acquisirne di nuove. Solo in questo modo la medicina potrà evolversi sempre di più.
2 L’accentramento di potere. La standardizzazione e la depersonalizzazione portate dall’AI sposterà sicuramente il baricentro del potere dal singolo professionista ai gruppi che gestiscono i processi tecnologici. Le grandi compagnie avranno più margine di manovra per l’implementazione dell’AI su larga scala in modi mai visti. La medicina nel 2025 è ancora molto territoriale e rimane quel rapporto intimo tra dottore e paziente. È bene continuare a valorizzarlo.”
La sfida che ci si proietta davanti è quindi la lotta per la verità. La creazione incorruttibile dell’informazione Libera, a cui tutti possono accedere, Libera da ogni forma di propaganda, etnia, religione o prezzo. Dati veri per azioni solutive e salutari.



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