Giustizia per te, Simo
16 Agosto 2025Oggi avresti compiuto quindici anni.
Quindici. Un numero che sa di palloni presi a calci, di voci che si rincorrono per strada, di risate che scoppiano senza motivo, di sogni ancora in costruzione.
Oggi, invece, il tuo posto resta vuoto.
Ho conosciuto i tuoi genitori. Non ho trovato parole, perché certe parole non esistono. Ho visto occhi che hanno perso il colore, mani che stringono l’aria cercando di afferrare un abbraccio che non può più arrivare. E lì, in quel silenzio che pesa più di ogni urlo, ho capito che il dolore di una madre e di un padre non si può raccontare: si può solo rispettare.
Ho conosciuto i tuoi amici. Ragazzi che dovrebbero parlare di scuola, di calcio, di uscite il sabato sera. E invece oggi parlano di te, di quando scherzavi, di quella volta che hai fatto ridere tutti senza volerlo, di come ti sei fatto voler bene da chiunque ti abbia incontrato. Li ho visti sorridere ricordandoti, e subito dopo abbassare lo sguardo, perché il sorriso fa male quando ti ricorda che non ci sei più.
Oggi è il tuo compleanno, Simo. Ma tu fisicamente non sei qui.
Eppure, sei dappertutto: nei loro occhi, nelle foto che abbiamo rivisto, nelle parole che hanno registrato per dirti “Buon compleanno” anche se il cielo è troppo in alto per farti arrivare una torta. Sei nei palloni che rotolano, nei corridoi di scuola, nelle chat piene di ricordi.
Non si dovrebbe morire a quindici anni. Non si dovrebbe lasciare dietro di sé una scia di dolore così profonda. Eppure, quello che resta di te è più forte della tua assenza. Resta il bisogno di verità, di giustizia. Resta il dovere di non dimenticare, di far sapere che un ragazzo pieno di vita è stato strappato via.
Giustizia per te, Simo.
Per il sorriso che hai lasciato in eredità.
Per gli abbracci che non potranno più stringerti.
Per una vita che non doveva spegnersi così.
Oggi non possiamo festeggiarti come avresti voluto. Ma possiamo prometterti una cosa: il tuo nome non cadrà mai nel silenzio.


