Dove la violenza spegne, la comunità deve accendere futuro

Dove la violenza spegne, la comunità deve accendere futuro

21 Agosto 2025 0 Di Fabio Fanelli

La morte di Filippo Vertrame ci ricorda che i giovani non vanno pianti solo quando li perdiamo, ma sostenuti quando scelgono di restare e costruire.

La morte di Filippo Vertrame, 22 anni, dopo una rissa a Isola Capo Rizzuto, è una ferita che non riguarda solo quella comunità. La sua storia, un giovane che aveva scelto di investire nel proprio territorio, costruendo con sacrificio un lido inclusivo, ci obbliga a interrogarci anche qui, a Latina e nella sua provincia.

Il punto non è soltanto condannare la violenza, gesto ovvio e necessario. Il punto è chiedersi: quali condizioni offriamo ai nostri giovani? Spazi di crescita, di impresa, di creatività? Oppure una terra dove chi sceglie la strada della legalità e della dedizione spesso si trova isolato, costretto a lottare contro inerzie, burocrazie e assenze istituzionali?

Latina conosce bene il peso delle contraddizioni: quartieri senza servizi, aree abbandonate, progetti che faticano a decollare. Eppure, anche qui non mancano ragazzi che, come Filippo, decidono di restare, di provare a costruire un futuro senza scappare. Sono giovani che aprono associazioni, attività culturali, piccole imprese. Ma troppo spesso non trovano attorno a sé una comunità pronta a sostenerli.

La lezione che arriva dalla tragedia di Isola Capo Rizzuto è chiara: non basta piangere i giovani quando li perdiamo. Bisogna proteggerli quando vivono, accompagnarli, dare loro strumenti e opportunità. Creare spazi di socialità, cultura, lavoro. Dare valore al coraggio di chi non si rassegna.

La famiglia di Filippo, donando i suoi organi, ha scelto di trasformare il dolore in vita. A noi, qui a Latina, resta la responsabilità di non trasformare le speranze dei nostri giovani in illusioni. Perché comunità vera è quella che sa restituire, ogni giorno, futuro a chi lo cerca.