Addio a Mario Tieghi, il professore che ha insegnato anche al tempo a fermarsi
18 Ottobre 2025C’è chi lascia un segno e chi lascia una scia.
Mario Tieghi appartiene alla seconda categoria: quella rara di uomini che non si limitano a vivere, ma dipingono il tempo con le parole, con le idee, con la cura. Professore, giornalista, già sindaco di Sabaudia nel 1993, Tieghi ha attraversato il Novecento e oltre con lo sguardo di chi non osservava soltanto, ma ascoltava le voci della terra pontina, ne coglieva le sfumature, i silenzi, la memoria.
Già docente al Liceo Scientifico “Majorana” di Latina, ha formato generazioni di studenti non solo alla conoscenza, ma alla curiosità come forma di libertà. Giornalista pubblicista, ha trasformato la cronaca in racconto e la storia in lezione di umanità.
Chi lo ha conosciuto sa che ogni sua frase era un piccolo viaggio, un frammento di saggezza che sapeva di libri letti e strade percorse con il cuore.
Per un lungo periodo, Mario Tieghi ha abitato al primo piano del mio stesso condominio. Lo ricordo ogni mattina, sempre elegante, sempre gentile, con quel passo calmo e quell’educazione d’altri tempi che oggi sembrano quasi un lusso. Era un uomo che salutava con un sorriso e che sapeva ascoltare davvero.
La sua presenza dava alla quotidianità un tono più sereno, come se la cultura, incarnata nella sua figura, potesse rendere più lieve anche il silenzio di un pianerottolo.
Il suo ultimo lavoro, “Frammenti di Novecento. Testimonianze dell’Agro Pontino e Romano”, pubblicato nei Quaderni dell’Ecomuseo dell’Agro Pontino da Avanguardia 21 editore, non è soltanto un libro: è una lanterna accesa nella nebbia della memoria collettiva. In quelle pagine Tieghi ricompone i tasselli di un secolo e di un territorio, restituendo voce a chi è stato dimenticato, dignità a chi ha costruito con il sudore, bellezza a una storia troppo spesso raccontata a metà.
Con la sua penna elegante e profonda, ha saputo trasformare l’Agro Pontino in un palcoscenico dell’anima, dove ogni vicenda è parte di un mosaico più grande.
Mario Tieghi non scriveva per sé: scriveva per far capire agli altri da dove veniamo e perché questo conta ancora.
La sua eredità è fatta di pagine, di studenti, di cittadini, di idee. È fatta di luce, cultura e senso del dovere. Di lui resterà il ricordo di un uomo gentile, di un intellettuale vero, di un custode del nostro patrimonio umano e storico.
Oggi il territorio pontino perde una voce limpida e coerente.
Ma come accade ai maestri veri, la sua lezione non finisce con l’ultima campanella né con l’ultimo libro: resta impressa nei cuori, come un’eco che continua a risuonare tra le dune di Sabaudia e le aule del Majorana.
Addio, professore.
Hai insegnato a tutti noi che la cultura è un seme, e che chi scrive, chi insegna, chi crede, non muore mai davvero.


