Mario Tieghi che mi insegno’ che chi si ferma è perduto

Mario Tieghi che mi insegno’ che chi si ferma è perduto

18 Ottobre 2025 0 Di Lidano Grassucci

Insegnavo al Liceo Majorana di Latina, io primo che incontrai fu Mario Tieghi, lui insegnava italiano. Lo incrocio e lo saluto, lui fa altrettanto con me ma non si ferma, aveva registri sotto il braccio e passo lesto. Oltre a insegnare lavoravo a Latina oggi dove coordinavo le pagine della provincia oltre a occuparmi di politica e Mario era il corrispondente da Sabaudia del giornale (di Sabaudia fu anche sindaco) . Dico a Mario: “fermati” e lui… “No, no, cammina pure tu”. “Perché dovrei camminare?”. “Se ti fermi vedono che non hai nulla da fare e ti danno qualche incarico”.
Mi spiegò in due minuti il senso della scuola e perché lì camminavano tutti.
Siamo sempre restati in contatto, lui scriveva su tutto e faceva frasi complicate i ragazzi le chiamavano “tiegate”. Oggi, leggo da Fabio Fanelli, che è morto. Leggo ma mica ci credo, Mario era una di quelle persone che incroci e rincroci, che diventano la tua comunità allargata. Colleghi nel racconto, colleghi nell’ inventare un mestiere che qui a Latina non c’era, il giornalismo, colleghi nella passione per la storia locale e colleghi nella passione per la politica. Se ne è andato uno che mi ha accompagnato nella vita come lui ha fatto con me
Mi hai insegnato a girare in una scuola grande con il registro sotto il braccio perche’… Chi si ferma è perduto, ciao Mario