La decadenza di Latina e la sua malefica
15 Novembre 2025Datemi una città da vivere, normale. Una città dove ci si saluta, dove la festa è piantare alberi. Una città che sia curata con l’ affetto di chi l’ ama e non con l’ opportunismo di chi non ha affetto. Una città dove se arriva chi dice facciamo una batteria gigante noi chiediamo un laboratorio per farci aiutare a ordinare i pensieri a non dimenticare nulla e non abbiamo paura. Qui, nella selva, l’ ultima lampada era a Cisterna poi buio fino a Monte Giove dove si vedeva il mare e ti veniva da respirare. In mezzo lucciole, rane, cinghiali e uomini così uguali ai cavalli che erano come miti greci, centauri. Così dura la vita che non ne uscivi vivo ma dio dell’ Olimpo. Facciamo un monumento al momento in cui abbiamo suicidato il tempo per non avere più alcun tempo. Latina è così atemporale che tutti prendono tempo ma nessuno ne ha
Le buche stanno riprendendosi le strade, lo sporco ogni marciapiede, torna la puzza marcia che ha la vita, l’ acqua si rifà sporca, la gente brutta. La ragione è stato un incidente, un accidente. Selva per fantasmi, la sera la terra respira e si fa nebbia, acqua sospesa e calore del sole che batte.
Latina era una utopia che si è pentita, aveva bisogno di umani ma cercava giganti e le sono rimasti i nani
Cado in una buca, uno sprofondo, chiamatela, se volete, decadenza.


