Il mio Natale: nasce Gesù, la fatica della madre finita l’anguilla e il baccalà

Il mio Natale: nasce Gesù, la fatica della madre finita l’anguilla e il baccalà

11 Dicembre 2025 0 Di Lidano Grassucci

Ho moderato un incontro al Circolo cittadino di Latina con Gino Zaccheo, Giorgio Maulucci, Gianluca Di Cocco e Maurizio Guercio. Tema il Natale e le tradizioni perdute e il racconto di Zaccheo mi ha portato alle mente i miei ricordi piccoli che ricordo… Così ho scritto e poi lo farò anche sulle cose del confronto, ma in tanto, racconto

Vuto che te a conta o vuto che te a diga?

La storia di sior Intento

 

Il mio Natale di bimbo, ora sono un vecchio signore, era così ingenuo da essere bellissimo.

Era un viaggio lungo i minuti di una notte che non passavano mai per diventare in fretta ricordi.

Le strade si svuotavamo, il freddo era più freddo perché scendeva su posti dove sparivano auto e pedoni come denudare di corazza e mantello una amazzone che voleva fermarsi a respirare.

Il fuoco cominciava a puzzare di fumo nel camino e si provava a fare una cena grande nella stessa piccola tavola. Freddo, tovaglia colorata, tentativi di magro e la mia paura dell’ anguilla che non potevo mangiare un serpente che avevo visto vivo.

Così, profumo di baccalà fritto, buono l’ Asti spumante per me bambino una gassosa che ti faceva girare la testa.

I tentativi di fare della cena, una cena grande, restavano già i fichi secchi, le mandorle.
E la notte era appena iniziata e io avevo già finito tutta la cena grande che era piccola.
Piccola, troppo piccola per noi come cantavano le gemelle Kessler.

Allora, solo allora, il mio Natale diventava un panettone Alemagna che era volare fino a Milano senza voler tornare. Così la scatola del panettone di cartone diventava un cimelio che restava per anni di un dolce incontro, di un piacere di canditi, burro e uva passa. Pan de Tony lo chiamava mamma che il panettone aveva conosciuto per via di un suo zio, frate sfratato (per questo restato Zio Frate) che lavorava alla Motta (il competitor di Alemagna), altri panettoni semplicemente non c’erano.
Così papà che era comunista ma cresciuto da nonna, la mamma, più pia del più pio prete raccontava di Re Maggi, di Betlemme, di un povero Cristo che era bambino e sarebbe finito male nonostante la parentela stretta col principale. Ma era Maria il centro di ogni cosa e lui si segnava la fronte. Maria che non parla neanche un gemito nel partorire un Dio, nel generare un uomo

Tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ‘l suo Fattore non disdegnò di farsi sua fattura.
Dante, Divina Commedia, paradiso canto XXXIII

Così la notte si avvolge di un tempo che non è cibo, allegria ma tramandare il senso di una civiltà.
Papà ma è madre anche mia?
Ero ingenuo e papà non certo un teologo ma , aveva gli occhi azzurrissimi,  proprio come quelli della Maria delle tante chiese che avevamo intorno, mi disse “madre, anche tua madre ha avuto bisogno di una madre e tutte le madri hanno una madre”.