Concerto di Capodanno 2026: tradizione e società “vaporized”
2 Gennaio 2026Gradevole, all’orario giusto, con brindisi finale: il Concerto di Capodanno 2026 ha presentato due ore intere di musica dirette dal Maestro Antonio Cipriani che, con la sua Orchestra Tartini, ha dato il via al nuovo anno nella maniera migliore, con una bella selezione di brani e un bis della Marcia di Ratesky, la prima a metà concerto e la seconda come finale, tra chi batte le mani a ritmo di musica e chi minaccia di lasciare la sala nell’impossibilità di farlo senza scomodare una decina di persone, a quel punto è l’educazione che prevale. Non è cosa da poco in tempi in cui si dimentica troppo spesso che la forma è anche sostanza. Si dimentica anche la storia, ma la Marcia è entrata nel lessico comune e anche di questo va tenuto conto.
La tradizione – Una tradizione interrotta qualche anno dal covid, qualche altro anno dalla mancanza del teatro, portata avanti, in anni in cui sembrava essersi perso tutto, dalla Maestra Stefania Cimino. Quella del 1° gennaio 2026 è stata la 34esima edizione a cura del Campus Internazionale di Musica. Le impressioni di chi ricorda un passato prossimo? Innanzitutto bello che sia un’orchestra territoriale, come la Tartini, a dare il benvenuto all’anno nuovo. Adeguato il saluto della sindaca Matilde Celentano, sul palco con la presidente del Campus, Elisa Cerocchi e con la Delegata della Fondazione italiana Sommelier, Barbara Palombo, che ha invitato il pubblico a un brindisi finale nel foyer del teatro.
La musica – Negli anni il repertorio del concerto di Capodanno è cambiato: da una selezione rigorosamente ispirata al Concerto di Vienna, si è iniziato a guardare alla Fenice di Venezia. Spazio quindi ai valzer viennesi, ma anche al repertorio operistico italiano, per chiudere con le colonne sonore di Ennio Morricone. Due ore scivolate senza un momento di distrazione, senz’altro ristoratrici, ottime per ritrovare la concentrazione dopo una settimana di eccessi gastronomici e familiari. Sul palco la soprano Giulia Costantini, mentre all’attrice Giulia Turetta è stato affidato il compito di guidare il pubblico all’ascolto.
Il pubblico – Outfit: molto informali, forse un po’ troppo. La pandemia ci ha reso tutti più pragmatici nell’abbigliamento. Pochi tacchi, più comode sneakers e anfibi. In fondo è pomeriggio, ma non cambierebbe molto se fosse sera. Non squilla nessun cellulare. I giovani hanno almeno cinquanta anni. Alcune poltrone sono vuote ed è un peccato se si pensa che il biglietto costa meno di venticinque euro, il costo medio di pizza, birra e caffè.
La società – Lo sponsor è Travaglia assicurazioni e gliene va dato merito. Ci sono stati anni in cui erano le associazioni di categoria a farsi avanti. Oggi c’è da chiedersi se esistono ancora. Ci si chiede chi abbia preso il loro posto, la risposta è Nessuno. Non si tratta di un inganno alla maniera di Ulisse. L’idea è quella di una società che, rispetto a un paio di decenni fa, praticamente ieri, si è vaporizzata. Vaporized proprio nel senso che intendeva George Orwel nel suo 1984.
Le eredità – Elisa Cerocchi, presidente del Campus internazionale di musica, porta avanti l’eredità morale prima ancora che culturale, lasciata dai genitori, Riccardo e Teresa Cerocchi. Così come è accaduto a Pier Giorgio Marinelli, presidente del Latina jazz club, intitolato al padre Luciano. Del jazz club ci sono anche il vice presidente Giovanni La Penna e Brunella Caroselli. Diverse sotto tanti aspetti, il Campus e il Jazz club sono due realtà che continuano una tradizione musicale che fa dialogare Latina con il mondo. Non sono le sole. Così Latina, la città del silenzio, è diventata città della musica.



