Il Dinner Club Sermoneta

Il Dinner Club Sermoneta

27 Gennaio 2026 0 Di Davide FacilePenna

La prima regola del Dinner Club Sermoneta è che non si parla del Dinner Club Sermoneta. La seconda regola del Dinner Club Sermoneta è che non si parla del Dinner Club Sermoneta. Quindi non si parla, però si può scrivere del Dinner Club se te lo concedono come è successo a me, ma a patto di non dare indicazioni in grado di rintracciarne i membri e il luogo d’incontro. Mi ci hanno portato venerdì scorso bendato e dopo avermi fatto fare un giro lunghissimo in auto tra le campagne locali. Unica cosa che ho capito è che le riunioni del Dinner Club si tengono all’ora di cena in un luogo inaccessibile nelle terre di pianura che stanno tra Norma e Sermoneta. I componenti del Dinner Club Sermoneta sono tutti uomini e non è possibile che vengano ammessi altri commensali. E’ stata rifiutata la partecipazione anche ad importanti ed influenti politici locali. Il Dinner Club era nato come comitiva di ciclisti ma poi, vista la propensione per il piacere e per la convivialità dei partecipanti, è diventato il club delle cene segrete. Ogni volta viene scelto un tema diverso per la cena e ci si dà appuntamento su un gruppo WhatsApp dedicato che cambia nome in base alla pietanza scelta: capretto al sugo, pappardelle al cinghiale, polpo alla Luciana, fettuccine ai funghi porcini, gnocchi guanciale e radicchio, polenta e spuntature. Tutto avviene rapidamente con scelta di data e compiti già assegnati per spesa e cucina. I componenti del Club rappresentano un mix di storie e personalità che più vario non potrebbe essere, ma sono legati tra loro dall’essere o essere stati cittadini di Sermoneta. Qualcuno è sermonetano doc, altri lo sono solo per residenza ma provengono da altre parti della Provincia o da altre Regioni. C’è Tony che è pescatore-subacqueo e ha una ricetta segreta per i peperoni con il pan-grattato che ripete ogni volta me nessuno impara mai, così li deve preparare sempre lui. Benny lo Spagnolo è il mago dei broccoletti in padella e ha sempre mille storie da raccontare. Ci sono i due musicisti, Checco e PP, che sono musicisti veri e controllano che lo stereo accesso costantemente non vomiti trap e neomelodie varie. Anche perché a fine serata Peppino, detto 730 perché è un fenomeno nella compilazione della dichiarazione dei redditi, cerca sempre di propinare le note (sic) di Nino D’Angelo “Il poeta che non sa parlare”. Vince il Gallo, può invece spiegarti quale sia il punto di cottura perfetto per la faila privernese con la stessa perizia tecnica con cui descrive il funzionamento di una turbina elettrica. Dave il Dottore si occupa solo di mangiare e bere, però, ultimamente, si è scoperto essere un salad boy implacabile nello sminuzzare radicchio, lattuga e pomodori. Miguel Ángel, che nella vita fa l’ingegnere e il coltivatore amatoriale, non fa mai mancare i rossi e i banchi più adatti alla cena. La scelta sul vino è sua ed è insindacabile. Ovviamente c’è pure un cuoco vero, Kluas, che insegna ai ragazzi a diventare chef. E’ capace di creare piatti incredibili con tre mosse, manco fosse il ken shiro dei fornelli. I dinnerclubbari non hanno limiti nella scelta dei piatti da cucinare. Possono tranquillamente optare anche per cibi estremi. Non temono certo le interiora e azzardano, senza battere ciglio, fegatelli e coratella con contorno di cipolle caramellate. Possono sfidare la lingua in salmì e le lumache al sugo. Per loro la coda alla vaccinara e la pajata sono dei delicati aperitivi cui abbinare un chianti classico (non sia mai lo spritz che è bandito categoricamente). Possono azzannare i forti sapori della selvaggina e trangugiare litri d’olio piccante sulle verdure ripassate mentre ascoltano il rap di Murubuto o gli assoli di Johnny Ramone. Durante le cene si parla di tutto. Politica, musica, sport, cinema. Ognuno dice la sua tra un boccone e l’altro, senza che nessuna opinione sia censurata. Finite le leccornie (perché non avanza mai nulla) i membri del Dinner Club Sermoneta tornano nottetempo alla lore case per continuare poi le loro vite di bravi mariti e padri. Potreste riconoscerne qualcuno sul luogo di lavoro per la fiata d’aglio, la pancia troppo gonfia o le poderose macchie di sugo sul maglione. Se si incrociano per strada fanno finta di non conoscersi. Se chiedete loro si dichiarano vegani anzi respiriani e negano di aver mai partecipato ad una delle cene. Mi hanno invitato questa volta solo perché ci tengono a far sapere alle autorità costituite, al mondo finto dei social network, ai Cracco e agli altri cuochi da reality show, alla società borghese coi suoi riti perbenisti che non li prenderete mai. Viva il Dinner Club Sermoneta, ultima isola di libertà.

Davide FacilePenna