Nato, Europa: no! L’Italia preferisce la Cina!

Nato, Europa: no! L’Italia preferisce la Cina!

5 Febbraio 2026 0 Di Davide Venditti

Ormai il copione è chiaro. Basta evocare un’agenzia americana e parte l’allarme: deriva autoritaria, rischio repressione, scenari da film anni ’30. Titoli accesi, commenti indignati, analisi che parlano di pericoli per la democrazia.

Poi però si gira pagina, e la memoria si fa selettiva.

Marzo 2019: firma ufficiale con la Cina sulla Nuova Via della Seta. Non un tweet, non un convegno accademico. Un atto politico formale. Il primo Paese del G7 ad aderire. Cooperazione economica, infrastrutture, logistica. Una scelta strategica che coinvolge una potenza con un sistema politico radicalmente diverso dal nostro.
Con tanto di parata dove i carabinieri, in sella a cavalli bianchi e con trombette di ottone, hanno accompagnato la loro parata, in piazza Navona, sulle note di “Stand by Me” di Ben E. King.
Negli anni successivi emergono notizie su presunte “stazioni di servizio” legate alla sicurezza cinese attive in vari Paesi europei, con l’obiettivo dichiarato di assistere cittadini cinesi all’estero. Le autorità italiane avviano verifiche. La questione esiste, è concreta, non teorica.
E qui la domanda viene da sola.
Se il principio è: nessuna ingerenza straniera sul territorio, allora vale per tutti. Se il problema è l’idea che apparati di sicurezza esteri possano avere un ruolo, diretto o indiretto, nelle nostre città, allora la coerenza dovrebbe essere automatica.
Invece no. Per alcuni scenari si accendono riflettori potenti. Per altri si abbassano le luci e si parla di cooperazione, dialogo, opportunità.
Come una divisone netta tra il blocco occidentale e quello orientale. I partiti italiani sono famosi per prendere soldi, sopra e sotto il banco, da potenze estere che differiscono con il nostro stile governativo: democratico!
Non è un processo alle intenzioni. È una questione di logica. Non si può costruire una narrativa basata sull’allarme permanente di Trump e degli agenti di riemigrazione come ICE e poi trattare come dettaglio secondario accordi e presenze che meritano almeno lo stesso livello di scrutinio.
La vera domanda non è chi sia il “nemico”. La vera domanda è: il metro di giudizio è lo stesso, oppure cambia a seconda della convenienza politica del momento, o del partito?