E’ morto Mario Michele Merlino, nemico carissimo
4 Febbraio 2026È morto Mario Michele Merlino, uomo di destra, della destra anarchica.
Non avevamo nulla in comune, eppure una volta — e poi molte altre — quelli di Passepartout mi invitarono a presentare un suo libro a Foro Appio, ai “confini” tra Sezze e Latina.
Mi meravigliai molto: cosa avevo da spartire con lui? Io, socialdemocratico, dentro una plutocrazia.
Lui era “anarchico” anche nell’aspetto, con la barba lunga, elettrica, alla Nicola Bombacci — solo nera, perché Merlino era bianchissimo. Non a caso cito Bombacci, che morì da sodale dei repubblichini, lui socialista, e davanti a chi eseguiva la condanna a morte gridò: «Viva il socialismo!»
In sala erano tutti di destra, se non fascisti. Molti erano stati anche aggressori personali.
C’era ghiaccio, silenzio. Merlino invece sorrideva.
Dovevo parlare prima io. Dissi: qui tutto mi è estraneo, avverso, nemico. Ma ho accettato per l’invito e per curiosità.
E poi? Poi cominciammo a parlare, chiarendo che non volevo sconti per le mie idee e non ne avrei fatti alle loro.
Merlino aveva fatto gli scontri a Valle Giulia, fu implicato — poi assolto — per la strage di Piazza Fontana. Mica cose leggere.
Per me era come il diavolo in persona.
Ma iniziai a parlare non di politica. Parlai del tempo, della rivolta contro un presente triste, una banale comodità.
Oggi sono un socialdemocratico grasso, ma sono stato — per dirla alla Nenni — uno che a vent’anni voleva cambiare la mediocrità del presente, cambiare il corso delle cose.
E capii che non era un’esclusiva mia: anche loro, i ragazzi che avevo davanti, non ne erano esenti.
Merlino raccontava di quando andavamo in Semprevisa a guardare le stelle.
Dio mio, i fini erano diversi, i valori anche, ma quella generazione aveva comunque sognato, si era ribellata.
Sentii un tempo comune. Il resto era solo curiosità reciproca verso il diverso.
I ragazzi di destra mi ascoltavano per rispetto a lui, non certo per il mio argomentare.
Da allora ci siamo visti a ogni presentazione in provincia del suo libro.
Io non gli ho chiesto di cambiare opinione. Lui non l’ha chiesto a me.
Ciao, nemico mio.
Non giudico, come tu non hai giudicato.
Ma quel filo di vento anarchico, che gira con mulinelli incredibili, l’ho sentito.
La notizia me l’ha data Ferdinando Parisella, cameragno anche lui.


