C’era una volta il Treno Dixit
20 Febbraio 2026Questa mattina eravamo in tre, superstiti del glorioso Treno Dixit, a guardare la pianura pontina scorrere veloce dietro al finestrino del Regionale 21050. Io, lo Spagnolo e l’Assessore, illanguiditi dalla luce del dilucolo, ci siamo fatti prendere dalla nostalgia. Il Treno Dixit fu una meravigliosa invenzione del Direttore Grassucci quando ancora pendolava tra Roma e Latina e prima che diventasse leader politico di battaglie che nessuno vuol combattere. Lui entrò a far parte del nostro gruppo di pendolari per caso o, forse, per destino. Gli dette pure un nome giornalistico, appunto Treno Dixit, con cui si mise a fare le cronache dei nostri rocamboleschi viaggi, ma anche delle nostre interminabili chiacchierate sull’amore sulla vita e sulla politica. Ad un certo punto eravamo diventati, per numero e stratificazione sociale, una piccola comunità e la regola del caffè pagato a turno a Termini costava al turnista esborsi a doppia cifra. C’era Motodonna che ogni mattina portava i furgoni della Morini a fare la revisione da una parte all’altra di Roma, ma poi tornava a fare la mamma a Sermoneta all’ora di pranzo. C’era Emilia che prendeva sette o otto lauree mentre lavorava per un famosissimo studio legale romano. C’era il Marinaio che, dicevamo, offrisse il venerdì il caffè al guazzetto. C’era il Colonnello Franco che per servir la patria, ad un certo punto, se ne andò in Sicilia. C’ era Alessandro che è cispadano doc e ogni tanto tradiva le rotaie per la sua rombante Volkswagen. C’era lo Spagnolo con le sue mille avventure tra Madrid e Spigno. C’era l’Assessore che spiegava la politica locale e ci narrava la bontà del carsone, mitico dolce la cui ricetta è stata rinvenuta in un’intercapedine del Bar Lodi di Borgo Carso. C’era il Giuvan che arrivava dall’estremo sud pontino e che quando noi salivamo a Latina era immerso nel sonno dei giusti da quasi un’ora. C’era pure Peppino traditore di Sermoneta per la città, i cui orari di lavoro rimangono, ancora, un mistero. Abbiamo visto e vissuto tutto e il contrario di tutto su quei Regionali, spesso in ritardo. Abbiamo visto treni fermi a Campoleone per ore (come quella volta del cavallo morto) e preso autobus sostitutivi che si sono persi nella campagna pometina. Abbiamo subito il periodo del Covid con le sue terribili mascherine, il green pass e il modello di autodichiarazione per gli spostamenti. Abbiamo visto cadere Governi e celebrarsi elezioni. Abbiamo festeggiato compleanni, lauree, dottorati e nuove nascite. Purtroppo abbiamo vissuto lutti e qualcuno se l’è vista pure brutta ma si è salvato. Ci siamo fatti cazziare dai pendolari dormienti per i nostri eccessivi schiamazzi. Abbiamo perculato e siamo stati perculati sui nostri veri o presunti titoli e sulle nostre pensioni di reversibilità. Siamo stati la cronaca di un pezzo d’Italia. Ora il tempo che passa ha portato molti di noi a non viaggiare più e alcuni a non farlo a breve. Qualcuno ha cambiato orari di lavoro. Qualcuno ha cambiato proprio lavoro. Qualcuno ha ottenuto trasferimenti o li sta per ottenere. Come diceva Rutger Hauer in Blade Runner “tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia”. Però ci saranno altri gruppi di pendolari che si formeranno, si scioglieranno e si riformeranno (lo Spagnolo è già al terzo). Faranno parte della faticosa ma anche umanissima epopea dei pendolari che andrebbe raccontata e forse, presto o tardi, lo farò.
Davide FacilePenna


