A marzià scansate
26 Marzo 2026“A marzià, scansate” è una celebre espressione in romanesco inventata dal quel genio di Ennio Flaiano nel 1954, quando ha scritto “un marziano a Roma”. Rappresenta perfettamente il menefreghismo, il cinismo e la capacità del popolo romano (ma anche italiano) di normalizzare tutto quello che prima considera straordinario. Un popolo che come esalta le novità, tanto rapidamente se ne stanca e le abbandona. Nel racconto di Flaiano i romani/italiani arrivano a farlo persino con Kunt, un alieno proveniente dal pianeta Marte, che atterra con la sua astronave a Villa Borghese. Quell’espressione può essere letta pure come una parabola sull’evanescenza della popolarità e sulla caducità del successo. Da alcuni anni “i marziani che se devono scansa’’” sono diventati i politici italiani che tanto velocemente salgono i gradini del consenso e del potere altrettanto rapidamente li discendono. E’ successo già a Renzi, a Salvini, a Di Mario e, secondo qualcuno, potrebbe, a breve, succedere a Giorgia Meloni. Alle elezioni politiche 2018 il suo partito, che veniva considerato una piccola congrega di nostalgici post-fascisti, superò per un pelo la soglia di sbarramento per entrare in Parlamento. Nel giro di pochi anni quel partito è arrivato ad essere il primo partito d’Italia riuscendo a raccogliere il 28% dei voti alle Europee del 2024. Meloni è diventata la prima donna della storia a sedere sulla poltrona di Palazzo Chigi. Per tutti ha smesso di essere la Meloni (spesso coi simpatici suffissi di coatta, caciottara, pesciarola, fascia) ed è diventata Giorgia. In Italia quando sei un politico e iniziano a chiamarti per nome vuol dire che hai sfondato davvero. L’underdog ha sorpreso tutti ed ha costretto persino la sinistra a scegliere una donna come leader. Quella che non t’aspetti è diventata l’italiana più conosciuta fuori dai confini nazionali. Secondo gli esperti è la migliore alleata in Europa dell’uomo più potente del mondo occidentale, Trump. Le fanno i complimenti perché negli incontri ufficiali all’estero non ha bisogno dei traduttori. Pure i più acerrimi avversari la consideravano invincibile: “Durerà vent’anni. Diventerà Presidente della Repubblica”. I circoli e circoletti del potere hanno iniziato ad adularla perché “Giorgia è una tosta”. Una che studia e prende gli appunti quando gli altri parlano, mica si distre. Una del popolo che capisce la gggente (contre tre g). Una che caccia da casa un marito che fa il piacione con le altre in diretta tv. Poi nel giro di pochissimo tempo qualcosa è cambiato. Le sue amicizie estere sono iniziate a diventare poco gradevoli per molti italiani. Il prezzo del carburante è arrivato alle stelle. Infine un Referendum che, tre mesi fa, sembrava vinto ma poi è stato perso sonoramente. Gorgia ha, improvvisamente, smesso di essere Giorgia ed è diventata di nuovo a Meloni, a caciottara, a burina. Un ragazzo si fa un selfie con lei e la percula dicendo “comunque al referendum voto no”. Alcuni magistrati dentro un Tribunale si fanno un video cantando “chi non salta Meloni è”. Lei si aspetta che una Ministra si dimetta ma quella non schioda dalla sua sedia. Glielo chiede pubblicamente e quella fa finta di niente per lunghe ventiquattro ore, poi si decide ma scrive un comunicato che sa di schiaffo in faccia. Tra i suoi seguaci girano voci che si sia mossa troppo tardi contro quelli che vengono accusati di essere la causa della sconfitta referendaria. Nelle Regioni governate dal suo partito il voto “contro” è stato altissimo. Improvvisamente sembra che la marziana della Garbatella abbia perso il tocco magico ed abbia stancato la gggente (sempre con tre g). Seguirà la parabola degli altri marziani della politica? Oppure resisterà? Si capirà da qui ad un anno. Se dovesse accadere che verrà accantonata prendano nota i prossimi o (anzi) la prossima marziana.


