Fine vita e scegliere
25 Marzo 2026Aveva 55 anni ed era malata di sclerosi multipla. Ha scelto di farsi aiutare a morire dalla ASL in Toscana. Così ha deciso, così è stato.
Fa freddo.
Fa freddo anche se è marzo, il mese pazzo in cui la primavera finge di arrivare. Io sono di aprile, il mese in cui è dolce dormire sotto i mandorli in fiore, quando tutto sembra possibile e Cristo, dicono, muore e risorge. Una storia bellissima questa, a cui però non ho mai avuto il coraggio di credere davvero.
Miscredente come sono, quel Nazareno mi ha sempre lasciato un dubbio amaro: un Padre che manda il Figlio a morire sulla croce… non mi è mai sembrato un gesto d’amore.
La signora aveva 55 anni. La malattia le stava mangiando la vita, svitandola giorno dopo giorno dal suo stesso corpo. E lei ha detto: qui mi fermo.
Capisco la sua scelta. La rivendico, persino: il diritto di decidere quando il dolore diventa insopportabile e il tempo che resta è solo sofferenza, è umano.
Eppure mi vengono i brividi. Ho paura del salto. Leggo la notizia e penso al senso di quel gesto così definitivo: “Qui mi fermo”.
Dio, che freddo.
È giusta la scelta di porre fine alla propria vita quando la vita stessa si è già fatta nemica? Credo di sì, anche se non è una scelta umana. La vita si contraddice sempre.
Sento questo freddo portarmi rispetto per lei. Lo avrei fatto anch’io, in certi giorni in cui il buio mi ha sopraffatto, se solo avessi avuto l’ardimento necessario. Ma lo sfinimento non basta; ci vuole coraggio.
Oggi fa freddo. Domani il dolore del mondo avrà una goccia in meno, e il vento sarà appena un po’ più forte per quella goccia mancante.
Sulla croce anche lui chiese: «Padre, perché mi hai abbandonato?».
Perché un padre infligge ai figli pene così inumane?
Ho freddo.


