Quattro chiacchiere sul calcio pontino che fu

Quattro chiacchiere sul calcio pontino che fu

5 Aprile 2026 0 Di Davide FacilePenna

Dopo svariati tentativi sono riuscito a restituire un invito per “chiacchiere, calcio e alcol” al mio amico Giuliano, sindacalista ed ex calciatore. La volta precedente ci siamo visti a casa sua in via Piazza Lunga e abbiamo ricordato i fasti del Sermoneta di Chillemi e Chittaro di fronte ad una boccia di Amaro Piccolo. Questa volta Giulio s’è presentato a casa mia in un assolato ma freddo sabato prepasquale. Gli ho fatto trovare sul tavolo una bottiglia di Tagliatella-Nardini che ci ha fatto da caminetto alcolico.  Lui, capello appena tosato, si è portato dietro il suo incredibile bagaglio di ricordi sportivi e un casatiello mezzo campano e mezzo veneto preparato dalla gentilissima moglie. Posso dire, senza ombra di dubbio, che Giuliano è la memoria storica del calcio locale. Conosce vita morte e miracoli di calciatori, presidenti ed allenatori che hanno calpestato i campi verdi tra Latina e Sermoneta. Lo spunto per questa chiacchierata calcistica è nato dall’incazzatura-depressione scatenata dalla terza eliminazione di fila della nazionale dalle qualificazioni per i Mondiali. Nel vortice di messaggi whatsapp che ci siamo scambiati con gli altri amici Giuliano, ad in certo punto, ha rilasciato una delle sue famigerate sentenze “sarebbero bastati due o tre dei ragazzi più forti che giocavano dalle parti nostre trent’anni fa e ora saremmo ai Mondiali”. Gli ho chiesto di ricordarmeli anche perché solo qualcuno di quella generazione di calciatori pontini è diventato professionista. Eppure lui è veramente convinto, che anche a livello dilettantistico, ci fossero allora giovani calciatori che oggi farebbero bella figura in serie A. “Guarda che non scherzo mica. Il livello dei calciatori giovani locali era, a quei tempi, eccellente. Solo la concorrenza spietata e la mancanza di strutture adeguate, ha impedito a quei ragazzi di arrivare in serie B o A e, perché no, anche in Nazionale. Sono certo che con le capacità che avevano, oggi farebbero concorrenza a molti fenomeni che arrivano dall’estero e pure a qualcuno che stava nella rosa che ha perso con la Bosnia. Ti faccio qualche nome che ricordo ancora ma è solo una parte piccola di quelli  che facevano faville sui nostri campi. Ne dimentico tanti, però ti assicuro che è assoluta verità quella che ti racconto, perché ci ho giocato assieme e contro a quei ragazzi e ho visto cose meravigliose. Non ero come loro tecnicamente ma stavo sempre in campo perché, come mi diceva un mio mister, avevo una cattiveria agonistica come pochi. C’era Christian Roma che era una mezza-punta micidiale. Guida, un centrocampista lento ma bellissimo da vedere. Era uno di quelli che giocava bene anche senza allenarsi. Capuano, un terzino sinistro che non lo fermavi nemmeno coi falli e Ficarola, un’ala destra che era incontenibile sulla fascia. Ti parlo in questo caso di gente che ha giocato nel Padova di Del Piero. Fanti Bernardo che tu conoscerai come Nando, forse la migliore punta esterna che io abbia mai visto dal vivo.  Ma anche Paniccia di Borgo Faiti che era un attaccante. Lui però ha fatto una buona carriera. Se non sbaglio arrivò alla Reggiana di Ancelotti e giocò pure all’estero, oltre che nelle nazionali giovanili. Ma anche la coppia Pioghi-Mannarelli, che giocasse oggi in serie B farebbe sfaceli. Mi ricordo al Sermoneta Petetta Roberto che in allenamento sembrava un marziano. Ripanti Massimo che giocò in coppia con Marchetti in quel fantastico Bassiano che fece l’Eccellenza. In quella squadra c’era pure Velardi, che sembrava Marcel Jacobs per quanto era veloce. Mi ricordo in quel periodo un Sermoneta-Bassiano con cinque o seicento spettatori. Finì 0 a 0 ma che partita stupenda. Poi c’erano Croatto, Chianese, Iannicola Michele, un difensore insuperabile che ha giocato con Pasquale Luiso al Sora. Col cavolo che avrebbe fatto quel fallo su Amar Memic se fosse stato al posto di Bastoni. Lo avrebbe seguito affianco costringendolo ad allargarsi ed avere un angolo di tiro più limitato.  Era bravo pure Fabrizio Masini che arrivò in D con il Terracina e oggi starebbe tranquillamente il Lega Pro. Gianluca Carullo e Angelo Ruzza, un portiere-saracinesca. Paolo Zampetta del Macir. Alberto Giora che si è fermato per problemi personali altrimenti avrebbe fatto carriera. Ricordo che una volta Giora, nel contrastare un attaccante su un pallone che pioveva dall’alto, stoppò la palla col tacco mandando fuori giri l’avversario. Covato che tu ricordi bene era tosto. Ha smesso perché andò a fare il carabiniere. Mi piaceva molto anche Guerra del Campo Boario. Non posso non citare Mauro Di Mauro, detto “bambarino”, un giocoliere che oggi sarebbe un falso nueve. Ti ci metto anche Bozza Giovanni, tecnicamente meno dotato di questi qua, ma che aveva forza fisica impressionante. Per intenderci, oggi come oggi, Andrea Milani starebbe in serie A in squadre di medio-alto livello. Tra i portieri infine, oltre a Ruzza, mi ricordo Valerio Chinchio che tra i pali era infallibile. Pensa che molti di loro manco avevano fatto la scuola-calcio. Li prendevano dalla strada e li trasformavano in calciatori gli allenatori del posto. Erano quasi sempre calciatori-lavoratori che venivano ad allenarsi dopo essersi spezzati la schiena in fabbrica o in cantiere. C’erano tanti tornei estivi, come il Miscio, che erano pieni di spettatori che venivano a vedere questo o quel giocatore. Pure gli allenatori erano all’avanguardia. Ti cito, giusto come esempio, Morano che vinse due campionati di seguito con la Vis Sezze. Lui era uno che curava maniacalmente la preparazione fisica e la difesa. Mister Chillemi che sapeva leggere le partite come nessuno. Mancini del Santa Rita e poi Chiappini. Altro che polli da batteria che ripetono il mantra della “costruzione da dietro”. Erano allenatori che conoscevano il gioco calcio. Oggi mi pare invece che stiano meccanizzando troppo il calcio, fin dal calcio dei bambini. Alla fine il calcio cos’è? Attaccare, difendere e saltare l’uomo. A quei tempi lo si sapeva fare bene pure alle categorie più basse. Era difficile riuscire ad essere titolari nelle squadre locali. Noi del Sermoneta abbiamo giocato in Coppa Lazio una partita contro l’Anitrella. Loro avevano tre centrocampisti che erano l’ira di Dio. Perdevamo uno a zero e abbiamo vinto solo perché uno di quei tre demoni si è fatto espellere per un fallo su di me. Perché la gamba non la tirava indietro nessuno e se c’era da buttarla sullo scontro fisico non era certo un problema. Eppure lo sai che a distanza di tanti anni quando ci rivediamo con qualcuno di quei giocatori, magari a fare spesa, ci fermiamo a salutarci e ci abbracciamo ancora? E’ rimasto un enorme rispetto” Il casatiello è finito, la grappa quasi. Giuliano mi saluta con un sorriso un po’ amaro, nella speranza che il calcio torni a farci sognare e divertire.