Trump o Obama? Chi è meglio?

Trump o Obama? Chi è meglio?

15 Aprile 2026 0 Di Davide Venditti

Donald Trump ha pubblicato e poi rimosso, con gesto repentino e quasi teatrale, un’immagine che lo ritraeva nelle vesti ieratiche di Gesù Cristo, nell’atto solenne di sanare gli infermi. In quella rappresentazione, sospesa tra devozione iconografica e costruzione mediatica del sé, si condensava un linguaggio visivo carico di allusioni, capace di lambire i confini tra sacro e profano con una disinvoltura che non poteva che suscitare reazioni divergenti.

L’immagine, diffusa per un breve lasso di tempo attraverso i canali digitali riconducibili allo stesso Donald Trump, appariva come una raffinata operazione di auto-rappresentazione simbolica, in cui la figura del leader politico si sovrapponeva, quasi per traslazione mitopoietica, a quella del redentore. Non si trattava semplicemente di provocazione, bensì di una costruzione retorica visiva, capace di attingere a un immaginario collettivo profondamente radicato, per poi riplasmarlo in funzione di una narrazione personale e politica.

La successiva rimozione del contenuto, avvenuta senza dichiarazioni formali ma nel silenzio eloquente delle piattaforme, ha contribuito ad amplificare l’aura enigmatica dell’episodio, trasformandolo in un frammento fugace ma densamente significativo del discorso pubblico contemporaneo. L’effimero digitale si eleva a gesto quasi performativo: pubblicare e cancellare diventa parte integrante della narrazione, un atto che suggerisce consapevolezza del proprio impatto e, al contempo, volontà di sottrarsi a una definizione univoca.

Non è nemmeno un caso isolato nella storia recente. Anche Barack Obama, soprattutto nei primi anni della sua ascesa politica, è stato rappresentato attraverso un’estetica che richiamava il sacro. Poster, murales e illustrazioni lo collocavano in pose ieratiche, con luci e composizioni che evocavano santi, profeti, talvolta persino figure divine. In alcuni casi, soprattutto nella cultura pop e nella produzione artistica più libera, il richiamo si è esteso anche a simboli di altre tradizioni religiose, comprese alcune iconografie legate alle divinità dell’induismo.

Ma il meccanismo è lo stesso. La politica contemporanea, soprattutto nell’era dell’immagine e della piattaforma, tende a scivolare verso una forma di sacralizzazione del leader. Non si tratta più solo di consenso, ma di rappresentazione. Il leader non governa soltanto: interpreta un ruolo, occupa uno spazio simbolico che un tempo era riservato al mito o alla religione.