Latina così piccola che pensa fuoriscala
3 Maggio 2026A noi piacciono le cose nuove, anche se sappiamo che non vedranno mai la luce.
Ci piace sentirci al centro del mondo pur restandone la periferia.
C’è un problema sulla strada che porta dal centro alla stazione? Noi chiediamo una ferrovia.
La strada per Roma è stretta? Esigiamo un’autostrada.
Vogliamo andare al mare? Chiediamo le terme e un ponte per Ponza.
Certo, alla fine non si farà nulla, ma ci basta aver chiesto per mettere a tacere la coscienza: pensiamo sia sufficiente aver preteso il massimo per sentirci nel giusto.
Nel resto del mondo ci si comporta come i medici davanti a un malato: lo curano per ciò che è probabile, non per l’impossibile.
La nostra storia è fatta di sogni fuori scala.
Avevamo dei binari e volevamo costruirci l’interporto più grande del mondo, che nessuno aveva mai richiesto. Oggi, se Dio vuole, ci pianteremo delle rose e sarà bellissimo. Abbiamo una pista ciclabile che porta al mare: utile, lunga, frequentatissima. Invece di manutenere la struttura esistente, abbiamo preferito raddoppiare l’offerta costruendone una parallela, ma con i pali in mezzo al percorso e lasciando i rovi nella precedente. L’arte di farsi male con una buona idea.
Vi immaginate via Epitaffio liscia, appena un po’ più larga, con qualche bus in più? E una volta arrivati in stazione, un parcheggio non “bipiano” ma un vero multipiano capace di ospitare la vostra auto prima di un “buon viaggio”? No, noi preferiamo sognare circonvallazioni, raccordi e vie traverse.
Il semplice, da noi, non è previsto. Abbiamo un canale e già ipotizziamo un porto hub nel Mediterraneo. Per non parlare dell’aeroporto: se fosse per noi, dovrebbe superare quello di Francoforte.
La mia idea è diversa: proviamo a mantenere quello che abbiamo, crescendo un passo alla volta. Insomma, basterebbe tentare l’impresa di essere normali.


