Morire per essere madre, la tragedia di Erica

Morire per essere madre, la tragedia di Erica

14 Maggio 2026 0 Di Lidano Grassucci

Credo che ciascuno di noi, davanti a certi abissi, si trovi nel dubbio di un Dio o di una natura ingiusta, cattiva, bara.

Erica Caroccia aveva 31 anni, viveva a Sonnino. Era una maestra: insegnava ai bambini a diventare uomini e donne. È morta mentre dava la vita, mentre i suoi due figli urlavano al mondo, col pianto, che erano vivi con il primo respiro.

Volevano vivere, e volevano farlo con la madre che li stava accompagnando alla luce. Invece, in quell’ospedale all’Isola Tiberina, la luce si è spenta per lei proprio mentre si accendeva per loro.

​Il peso dell’assenza

​Leggo la sua storia e penso al dolore di perdere una madre. È un lutto che segna quando accade da vecchi; perderla da neonati è semplicemente inconcepibile.

  • ​Nella mia terra, i bambini non si chiamano solo bimbi, si chiamano “mammocci”.
  • ​Significa che sono “della madre”.
  • ​Senza la madre, i “mammocci” non sono.

​Siamo cresciuti nel culto della Madre, nella figura della Madonna che vede morire il figlio. Ma qui l’ingiustizia è speculare e altrettanto atroce. Non c’è un perché. Nella foto sul giornale c’è una ragazza che aveva la vita moltiplicata per tre: per se stessa, per i suoi figli, per i suoi alunni.

​L’accusa al disegnatore

​Il sacerdote, nell’orazione funebre, parlerà di un “disegno” che probabilmente neanche lui riesce a concepire davvero. Ma io credo vada detto quel che c’è da dire: se questo è il disegno, è sbagliato il disegno e restano solo dubbi sul Disegnatore.

​Nessun figlio dovrebbe essere privato della madre con cui dividere il nascere e il cammino della vita. Sono un vecchio signore, ho visto e raccontato tanto — forse troppo — ma qui le parole mancano. È profondamente ingiusto donare la vita e, nello stesso istante, strapparla allo stesso amore.

​Enrica era una ragazza di 31 anni. Era una figlia. Chiedeva solo il giusto alla sorte: essere madre. Le è stato tolto tutto, proprio nel momento in cui tutto stava cominciando.

E non c’è disegno che tenga.