Una notte da Faùni a Bassiano

Una notte da Faùni a Bassiano

18 Maggio 2026 0 Di Davide FacilePenna

Bassiano la conoscono dalle parti nostre soprattutto per la sagra del prosciutto e perché è luogo di buen ritiro frescoso quando arriva il torrido caldo estivo in pianura. Da qualche anno, merito della tigna del Sindaco Memmo Guidi, la conoscono pure nel resto d’Italia perché è il posto che ha visto nascere Aldo Manuzio quello che, nel 1400, inventò il libro tascabile aprendo la strada all’editoria moderna. Ci vado spesso a Bassiano durante l’estate per sbafarmi i salumi locali al fresco del Chioso La Croce. Qualche volta pure d’inverno mi inerpico, schivando ciclisti, su Via Valvisciolo per infilarmi nell’unico pub del paese. Oggi si chiama Stone ma per noi vecchiacci rimane Sosò. E’ rimasta del vecchio nome la tradizione di servire pinte di Tennent’s Super insieme ai leggendari panini pecorino e prosciutto rigorosamente realizzati con gigantesche fette di pagnotta. Una festa però rappresenta davvero Bassiano e i suoi abitanti e conserva la tradizione di quel paese. Una festa che poco c’entra con le trovate turistiche che ormai fanno sembrare uguali tutti i luoghi. E’ la festa dei Fauni che qui pronunciano con l’accento sulla u, Faùni e si celebra a Maggio. E’ una cosa la cui origine si perde nel passato più antico quando i riti pagani che celebravano la rinascita della primavera e la fertilità della terra si sono incontrati con la tradizione cristiana. In queste notti Bassiano si illumina grazie ai falò accesi direttamente nelle piazze del paese. Ad accendere i falò è il Dio Fauno che, vestito di pelli di montone, s’aggira minaccioso tra i vicoli con le sue gigantesche corna ricurve portando il fuoco sacro. Dopo l’accensione dei falò si scatena una festa pazza intorno ai fuochi fatta di balli e musica in totale libertà. Possono partecipare tutti, paesani e forestieri. Chiunque abbia voce e uno strumento può improvvisare un concerto. Ti ritrovi ad ascoltare stornelli dialettali spinti inframezzati dai poetici versi di Ivan Graziani e Luigi Tenco. Qualcuno è anche molto bravo a cantare mentre altri stonano indecorosamente, però dopo un po’ manco ci si fa più caso. Anche perché i bassianesi offrono cibo e vino a profusione. Panini al prosciutto, carne alla brace, zuppa di fagioli e calici per tutti. Non si paga nulla. E’ tutto offerto. Basta lasciare un libero obolo o comprare un biglietto della riffa. Ho visto scene meravigliose quando ci sono stato ai Faùni. Jazzisti professionisti che improvvisavano sulle note dei Cugini di Campagna. Seriose avvocate ballare scatenate sulle panchine manco fossero cubiste del Cocoricò. Jo moro che s’aggirava in mezzo ai fuochi acclamato come fosse una star ma nessuno sapeva spiegare perché lo chiamassero jo moro visto che di capelli ne aveva pochi e pure biondi. Andrea Fiacco, l’inventore del Rapiglio, che teneva una allegra lezione sulla sua personalissima filosofia enologica. Gente che si lanciava sulla griglia rovente per avere il quarto panino col capocollo, tenuta a distanza dal minaccioso forchettone del maestro braciere che urlava “boniiii che la carne de maiale ha da esse cotta bene. Andate a beve lo vino che quello non s’ha da coce”. Pur essendo il paese piccolo e le piazze praticamente adiacenti non si può non mantenere la tradizionale rivalità tra rioni. Perciò c’è la festa peddavanti che fanno a Piazza Matteotti e la festa peddereto che fanno appunto nella piazzetta peddereto. Quest’anno causa maltempo hanno diviso le feste su due fine settimana. Sabato scorso il Faùno ha acceso il fuoco peddereto con la piazzetta che era più piena dell’Hollywood di Milano nelle serate clou. Il 23 si ripete a Piazza Matteotti e non credo si faranno parlare addosso i bassianesi peddavanti.