Il PD perde a Venezia, l’Italia verrà fedelmente rappresenta
26 Maggio 2026Il PD a Venezia si è suicidato politicamente. Nel momento stesso in cui ha scelto di trasformare una campagna amministrativa in un laboratorio identitario costruito attorno all’asse islamico-bengalese, ha smesso di parlare alla città reale. E il risultato è arrivato puntuale: sconfitta. Netta. Pesante. Simbolica.
Per mesi il Partito Democratico ha inseguito una strategia che doveva apparire moderna, multiculturale, “inclusiva”. Liste rivolte alle comunità bengalesi, materiali elettorali tradotti, dibattiti sulla moschea, rappresentanza etnica elevata a bandiera politica. Ma Venezia non cercava questo. Venezia chiedeva sicurezza, ordine urbano, costo della vita, case, degrado, lavoro, sopravvivenza sociale di una città svuotata dal turismo di massa. E invece il Pd ha scelto un’altra strada: quella della politica identitaria.
L’errore non è stato soltanto elettorale. È stato culturale. Perché nel momento in cui un partito progressista smette di parlare un linguaggio universale e comincia a frammentare il consenso in blocchi comunitari, perde inevitabilmente il rapporto con il proprio popolo storico. Il cittadino comune non percepisce più una forza politica nazionale, ma un apparato che tratta la società come un mosaico di minoranze da amministrare.
E infatti il centrodestra non ha dovuto nemmeno costruire una grande campagna: gli è bastato osservare il Pd mentre si allontanava da sé stesso. Ogni polemica sulla moschea, ogni volantino tradotto, ogni rivendicazione simbolica ha alimentato l’idea di un partito ormai incapace di comprendere la sensibilità della maggioranza silenziosa della città.


