Regina Viarum festival, il bivio per evitare di essere un “sagrodomo”

Regina Viarum festival, il bivio per evitare di essere un “sagrodomo”

29 Maggio 2026 0 Di Lidano Grassucci

Siamo ad un bivio: o scegliamo la via delle fiere, delle sagre e fare dei centri storici dei ristoranti più o meno “sotto le stelle”, il modello di successo è la manifestazione della Coldiretti o la sagra del carciofo? Oppure? Oppure provi ad entrare in un modello nuovo. Cito l’esperienza del “Regina Viarum Festival”, il primo. Eventi coinvolgenti, cammini, momenti di confronto con esperienze analoghe, musica ma non casuale e consapevolezza di essere sito dell’ UNESCO con una storia di 2300 anni, che corre tra Tres Tabernae fino a Minturno. Come dire, cercare non di fare quello che è facile da fare ma provare una sfida difficile. Valorizzare l’ Appia non è esattamente come fare una frittura di carciofi.
La via Appia è una grande infrastruttura fisica, ha reso più veloci i viaggi, anzi li ha resi possibili, ha fatto conoscere l’altro, il viandante, il pellegrino, il soldato. Poi, piano piano, il cittadino.
Oggi il “Regina Viarum Festival” può diventare una sorta di ” Appia immateriale”: un punto di viaggio fra culture diverse, tra contaminazioni diverse per creare un immaginario comune.
Latina come provincia ha bisogno di se stessa e dove sta questa sua coscienza collettiva? Nella strada del mondo e il festival con eventi, cammini, musica, confronto ha dato voce alle pietre del selciato. Ma creato una infrastruttura del pensiero. Quando vedi Minturnae, l’ anfiteatro di Terracina piene di gente come il Garage Ruspi ti rendi conto con evidenza di un nuovo modo di stare insieme. Al gusto facile scegliamo la strada del mondo, è questo il bivio culturale che Latina non riesce proprio a vedere.