Il sorprendente incontro col Parco Naturale del Monticchio

Il sorprendente incontro col Parco Naturale del Monticchio

31 Maggio 2026 0 Di Davide FacilePenna

A Sermoneta, nella zona di Monticchio, c’è un meraviglioso parco naturale che aspetta solo che le amministrazioni locali (Regione e Comune) diano il via libera perché sia fruibile e godibile da tutti. E’ il Parco Naturale del Monticchio. E’ nato dieci anni fa anni fa quando l’area sorgiva intorno alla “torre petrara” è diventata per decreto regionale un monumento naturale. Un monumento naturale è un’area protetta istituita per salvaguardare un singolo elemento naturale o una piccola superficie di eccezionale valore scientifico, culturale, estetico o storico. Ci ha pensato però un privato, Paolo Sgrò, ad acquisirla, bonificarla e renderla, potenzialmente, fruibile al pubblico. Per me quella è sempre stata solo una zona abbandonata con una cava dismessa. D’interessante c’era un fonte d’acqua buonissima (l’acqua Regina) e una torre medievale. La torre è una torre normanna d’avvistamento che noi sermonetani chiamiamo “Torre Petrara” perché sta sopra un’altissima colonna di pietre che la fa sembrare un torsolo di mela. Quella colonna di pietre è quello che rimane di una collina di tufo e calcare scavata tanti anni fa dalla Ditta Pennacchi (quelli della Galleria a Latina, non lo scrittore fascio-comunista) che utilizzava le pietre scavate per farci calce per costruire le case.  In realtà, mi ha detto Paolo, che davano anche la calce allo Zuccherificio che la utilizzava per purificare il succo grezzo delle barbabietole. Qualche giorno fa grazie agli amici della Podistica Sermoneta ho convinto Paolo Sgrò a farmi dare un’occhiata dentro al Parco e ne sono rimasto affascinato. Paolo, in attesa che gli dicano che può aprire alla cittadinanza, ha speso tanto denaro e tempo ed ha reso, già ora, un piccolo gioiello il Parco del Montello. Ha attrezzato un’area giochi per bambini e una area pic-nic con tanto di braciere costruito sun un vecchio pozzo in pietra. Ha recuperato tutti i vecchi edifici restaurandoli nello stile originario. Ha anche allestito un percorso che passa tra l’area dei vecchi macchinari della cava e si infila nella zona boschiva, quella rimasta dell’antica collina. Il percorso, che costeggia stagni, fiumi e laghetti dai colori più incredibili, è delimitato da una staccionata e da diversi ponticelli di attraversamento in legno. In previsione di future visite di comitive Paolo ha già allestito tutta una serie di cartelli in cui vengono spiegate (in inglese ed italiano) le particolarità naturalistiche e storiche che si possono incontrare. Ovviamente ci sono anche le sorgenti della limpidissima e ottima acqua Regina. Se ne contano ben sessantasei. Uno dei laghetti è in realtà il fondo di un antico vulcano. Il bosco è pieno di animali che mai si penserebbe di incontrare in un parco a pochi metri da un centro urbano. Puzzole, rane verdi, picchi, natrici dal collare, aironi cenerini, scoiattoli coda nera. Alcuni si possono vedere facilmente come i picchi che fanno il loro nido-buco nei tronchi degli alberi o gli scoiattoli se si ha un po’ di pazienza. Altri, come lupi e cinghiali è, quasi impossibile vederli, ma giura Paolo che ci sono. C’è pure una vecchia vasca artificiale che veniva utilizzata per lavare la breccia estratta dalla cava. Nel tempo la natura ne ha ripreso possesso ed ora è diventata l’habitat perfetto di una colonia di tritoni neri. Una volta l’anno ci vengono dall’Università di Milano a studiarli. Ci sono anche i ruderi di un Mulino del XII secolo la cui origine è avvolta nella leggenda o forse no. Nel 1516 Leonardo da Vinci realizzò, per conto di Papa Leone X, una famosa mappa dell’agro pontino che sarebbe servita come base per la prima bonifica della palude. La leggenda del Mulino di Monticchio narra che per realizzarlo siano stati seguiti i suggerimenti di Leonardo per creare la macchina dell’acqua. Quell’impianto, prima di diventare una mola, pare venisse utilizzato per pompare acqua fino al centro di Sermoneta a 2,5 km di distanza ed a 234 metri d’altezza. C’è vicino al sito ultimo della cava un’area grande e senza alberi. Paolo ci ha piantato alcuni filari di alberi di pesco e ciliegio che spera un giorno riempiano di rosa e bianco, oltre che d’ombra, la parte più esposta al sole. Ho provato ad immaginare quanto sarebbe bello se il parco fosse fruibile a tutti. Ho immaginato le scolaresce che vengono a vedere i tritoni neri in primavera. Ho immaginato una gara campestre come quella che fanno a Ninfa. Ho immaginato le visite notturne a veder le lucciole come a Pantanello. Ho immaginato, soprattutto, me che mangio un panino e salsiccia con una birra gelata sulle panchine dell’area di sosta. Paolo e la sua gentilissima moglie hanno fatto tutto perché il sogno sia possibile su una terra che è loro e coi loro danari. Ora tocca a uffici regionali e comunali dimostrare che se un privato ha una bella idea gli vanno spalancate le porte il prima possibile, lasciando da parte per una volta le ottusità regolamentari e burocratiche. O forse avremmo preferito in quel posto l’ennesimo orribile centro commerciale o terrificante alveare umano? Per fortuna lo abbiamo fatto monumento naturale ma ora va aperto al pubblico.