Stadio di Latina, il grande giro a vuoto
11 Settembre 2026Abbiamo fatto un gigantesco giro a vuoto. Abbiamo scherzato, ma la realtà presenta il conto: lo stadio di Latina non sarà assegnato per vent’anni e, nel frattempo, non ci sarà neanche un’assegnazione ponte. Tra ritiri, bandi imperfetti e mancanza di documenti, cosa resta sul terreno? Nulla. Solo la rabbia della tifoseria e l’ostilità attorno alla prima squadra.
Un capolavoro al contrario. Mia madre ripeteva sempre un proverbio antico e chiarissimo: “Dove non c’è guadagno, la remissione è certa”.
Il bilancio finale di questa vicenda è desolante: il Comune non ha incassato un euro, si ritrova senza nessuno che gestisca gli impianti sportivi destinati al calcio e vede ammainate, contemporaneamente, la propria bandiera e quella della squadra della città.
Perché si è arrivati a questo punto? Perché per amministrare ci vuole testa e ci vuole visione, non la solita ostinazione. Non tutto si riduce a una rata da incassare, non tutto si risolve in un rigido e burocratico scontro di posizione. Servirebbe un minimo di passione, un pizzico di fantasia amministrativa.
Gli impianti sportivi non sono semplici immobili da mettere a reddito: sono una risorsa per la comunità, investimenti sociali, politiche concrete per la gioventù, sfide culturali. Le risorse non si trovano nei cavilli, ma nella capacità di valorizzare queste funzioni.
Ma d’altronde, se la prospettiva è quella di cedere il Garage Ruspi all’università solo per non accollarsi 100 mila euro all’anno di gestione, come si può pensare di aver la forza e le idee per gestire uno stadio e un centro sportivo? Serve tornare a pensare alla grande, senza aver paura delle sfide che misura una città.


