Tetto agli stranieri a scuola!
24 Settembre 2026Il tetto agli alunni stranieri nelle classi non dovrebbe essere trattato come un tabù. Una scuola pubblica deve prima di tutto essere messa nelle condizioni di funzionare, e questo significa anche evitare che alcuni istituti si trovino a gestire una concentrazione di alunni non italofoni tale da rendere più difficile l’insegnamento, l’apprendimento della lingua e l’integrazione.
Il problema non è lo straniero. Il problema è la concentrazione. Sono due questioni profondamente diverse, ma troppo spesso vengono confuse per trasformare una discussione sull’organizzazione della scuola in una disputa ideologica sull’immigrazione.
Quando in una classe una parte consistente degli studenti non possiede ancora una conoscenza sufficiente dell’italiano, il lavoro dell’insegnante cambia. Servono più tempo, più strumenti, più mediazione linguistica e maggiori risorse. Se tutto questo ricade soltanto su alcune scuole e su alcuni quartieri, il rischio è quello di creare una separazione anziché favorire l’integrazione.
Distribuire più equilibratamente gli alunni può dunque essere una misura di buon senso. Non per escludere, ma per evitare che l’integrazione venga trasformata in una responsabilità concentrata sulle stesse aule, sugli stessi insegnanti e sugli stessi territori.
Una scuola seria non può limitarsi a proclamare l’integrazione: deve costruirne concretamente le condizioni. E tra queste condizioni rientra anche la possibilità di avere classi nelle quali l’insegnante possa insegnare e ogni studente possa imparare.
Il tetto, quindi, può essere uno strumento. Ma da solo non basta. Se si vuole davvero affrontare il problema, occorrono distribuzione equilibrata degli iscritti, insegnamento dell’italiano, sostegno agli istituti maggiormente coinvolti e risorse adeguate.
Perché l’integrazione non si realizza mettendo tutti nello stesso contenitore e dichiarando risolto il problema. Si realizza quando la scuola ha gli strumenti per far convivere differenze diverse senza trasformarle in disuguaglianze educative.


