L’arte rinasce sulla pelle, i tatuaggi di Luca Patanè

L’arte rinasce sulla pelle, i tatuaggi di Luca Patanè

4 Maggio 2019 0 Di Maria Elena Sgueglia

Il mio incontro con i tatuaggi di Luca Patanè è avvenuto per caso, in un periodo della mia vita in cui avevo bisogno di cambiamento, di fare qualcosa per me stessa. Arrivata nel suo studio i miei occhi si sono svegliati, hanno iniziato a guardare ovunque, quadri colorati sulle pareti, disegni sui muri, sulla porta, gli stencil attaccati alla parete l’uno vicino all’ altro a creare un’ opera unica gigantesca, un mare di tatuaggi.

“Ho trasferito la mia arte sul corpo delle persone, mi piace pensare che ovunque andranno mostreranno al mondo la mia opera…non firmo mai i miei tatuaggi, ma alcuni clienti me lo hanno chiesto e in quel caso l’ ho fatto con soddisfazione”.

Luca Gregorio Patanè

Luca Patanè

Luca Patanè disegna un tatuaggio

Luca non è il solito tatuatore, me ne sono accorta nel momento in cui gli ho mandato un’ idea di cosa volevo tatuarmi, di risposta mi ha inviato un suo progetto, qualcosa di veramente originale che solo un animo artistico poteva fare, è stato subito amore.

Nato a Roma, Luca Gregorio Patanè ha trascorso l’infanzia in Sicilia in un paesino alle pendici dell’ Etna, sin da piccolo ha iniziato ad appassionarsi al fumetto grazie a Topolino, suo padre glielo comprava ogni domenica quando andavano insieme al bar, già allora i suoi piccoli occhi non si fermavano alla semplice lettura ma guardavano oltre, ad osservare le pagine, i riquadri, i colori. A 19 anni, dopo aver studiato grafica alle superiori, decide di andare in Belgio a formarsi presso l’ Academiè De St. Luc Liège, un’ esperienza che lo ha aiutato a sperimentare tecniche diverse ma soprattutto a capire l’ importanza del segno e della comunicazione attraverso di esso.

Nel 2008 si trasferisce a Latina e inizia a interessarsi al tatuaggio, oggi ha un il “Patanegra Tattoo Studio“. iIl suo credo è puntare all’ originalità e personalizzazione del tatuaggio per il cliente. Il fatto di essere un disegnatore lo ha sempre distinto dalla massa, riuscendo a fargli creare dal nulla, matita o tablet alla mano, opere uniche e non semplici composizioni fatte da immagini.

Nonostante abbia realizzato delle illustrazioni per una fanzine belga L’ Inedit e delle graphic novel pubblicate da Tunué, ha messo al primo posto il tatuaggio perchè è una “pubblicazione” immediata ed è sicuramente più immediato di altri progetti al quale ha partecipato, dove il risultato è tangibile solo dopo tanti mesi.

Presentarsi da lui con una foto di un tatuaggio di qualche altro tatuatore è tabù, non te lo farà mai, per una questione di rispetto nei confronti di chi ha pensato, ideato e disegnato quel soggetto e soprattutto del cliente che ha pagato per un pezzo unico. E’ una mancanza di rispetto totale nei confronti dell’ arte, un vero o proprio plagio, questa è la sua etica, che putroppo nel campo non tutti hanno.

L’arte del tatuaggio

Spiegare lo stile del suo tatuaggio è un’ impresa, non ne ha uno prediletto, va dallo stile classico al Blackdhala (inventato da lui). Nonostante a Latina siano nati vari studi, lui si contraddistingue perchè è sempre alla ricerca di nuovi stimoli, si dedica molto ad osservare l’ arte che muta insieme alla società, il modo di vivere, la moda ed il design, rielaborando e modernizzando vecchi stili come il tratteggio usato in passato da Leonardo Da Vinci.

 

Lo stile Blackdhala (14h di lavoro)

 

Le persone non pensano che il tatuatore sia un lavoro, ed inseguire il sogno di aprire uno studio gli ha fatto fare tanti sacrifici, a partire dagli studi (per fare il tatuatore è necessario un Corso Formativo Regionale) fino ai tempi infiniti di attesa dei permessi dal Comune e dalla Asl.

E chi storce il naso alla vista di un tatuaggio non sa che questo è bellezza, il primo cliente dello studio è stato un insospettabile vecchietto di 76 anni (forse aveva sbagliato porta!), invece era deciso farselo fare perchè aveva perso da poco la moglie e la sua richiesta è stata una scritta con una preghiera insieme al nome dell’ amata scomparsa.

Un’ esperienza unica da farne tesoro, perchè se già è difficile concentrarsi a lavorare su una pelle liscia e giovane, figuriamoci su una pelle raggrinzita, non capita mica tutti i giorni.

Oggi l’arte del tatuarsi non è morta, ha attraversato tutte le epoche (ogni cultura ha la sua fetta), in occidente i primi tatuaggi con macchinetta si sono evoluti negli anni 30/40, il primo studio in italia ha aperto a Milano nel 1974, oggi ci sono programmi in tv da “Miami Ink” a “Just Tattoo of Us”  che hanno dato man forte al tatuaggio fino a farlo diventare un must.

La pelle umana è come tela bianca ed il tatuatore da moderno pittore, è l’interprete di questa nuova forma d’arte.