Vino naturale Sete e la sua agricoltura da recupero a Priverno

Vino naturale Sete e la sua agricoltura da recupero a Priverno

10 Maggio 2019 0 Di Fatto a Latina

Giovani ed agricoltura come binomio vincente. Questo è oggi il progetto Sete, il vino naturale oggi sempre più da agricoltura da recupero. Il progetto Sete è nato nel 2013 come start up, per volontà e passione di Emiliano Giorgi (nella foto sopra), Martina D’Alessio e Arcangelo Galuppi. Nel 2014 abbiamo iniziato a coltivare e nel 2016 diventa impresa, mi racconta fiero Arcangelo nella loro cantina. Tre giovani ragazzi di Priverno con storie, percorsi formativi ed esperienze diverse, si sono trovati per produrre vini naturali che raccontano delle loro radici. Senza bisogno di dover ricorrere alla Banca della Terra ma grazie alle loro intuizioni.

Arcangelo Galuppi vino naturale Sete

Arcangelo Galuppi

Si sta vivendo un ritorno all’agricoltura in punta di piedi. Non è molto raro che dopo gli studi si investa tempo e competenze, certamente altre di quelle dei nostri nonni che coltivavano la terra, nell’agricoltura. Competenze che possono essere sfruttate pienamente per valorizzare prodotti e territorio.

 

Ne è esempio Emiliano, che viene da una formazione universitaria lontana da quella agricola. Ha alle spalle una laurea in comunicazione d’impresa e marketing, un master sulle risorse umane e un’esperienza nel settore vinicolo dopo l’università. Ad un certo punto lascia il lavoro, decide di investire sulle uve delle terre del suo paese che acquistano per produrre vino. Lo fa

 insieme ad Arcangelo, anche lui con esperienza nel settore vinicolo e Martina, di una dolcezza unica, che studia Arte e scienza dello spettacolo all’università ed è appassionata di vini.

Martina D'Alessio vino naturale Sete

Martina D’Alessio

 

Li incontro nella loro cantina, tra gli odori che mi pervadono, appena entrata i miei occhi si posano su un computer acceso, appoggiato sulle scatole delle bottiglie di vino. E’ cambiata la cantina di paese, si adatta ai tempi, anzi no, viene adattata da chi ne capisce il potenziale.

Il vino naturale Sete

Il loro vino viene da vigneti autoctoni. Oggi producono ottonese, moscato bianco e cesanese, non esattamente come si faceva una volta ma adattandolo alla società di oggi, non più agricola come un tempo. Vendono il loro vino grazie ad internet e alle partecipazioni alle fiere di settore. Le loro bottiglie arrivano negli Stati Uniti, Belgio, Danimarca, Germania, Svezia, Francia ed a breve arriveranno anche in Asia.

 

Sono arrivati a produrre, fino ad oggi, quindicimila bottiglie. Qualche settimana fa sono stati a Firenze alla manifestazione Succo d’uva, dedicata ai vini naturali.  L’11 e il 12 maggio prossimo saranno al Best Wine 2019 a San Felice Circeo (Lt), la rassegna enologica di Sky Wine che festeggerà, al cospetto della maga Circe, il decimo anno.

Cambiando i consumatori cambia la produzione

Racconta Emiliano Giorgi:

Una volta il vino si beveva anche per dare vigore e forza per zappare la terra. Le uve venivano raccolte al massimo grado di maturazione, il che aumentava sia il potere zuccherino che alcolico.

Oggi quel tipo di vino si beve con fatica e a causa del cambiamento climatico è difficile raccogliere uve con un alto livello di maturazione. Così tendiamo ad anticipare i tempi di raccolta e sperimentiamo con diversi stili di vinificazione, cercando di mantenere più basso il tasso alcolico sempre con l’obiettivo di rispettare il territorio.

 

 

 

La differenza con il vino dei nostri nonni

 

I vini artigianali -continua Emiliano –  hanno grandi potenzialità nel mercato, sia legate all’attenzione che oggi c’è verso il vino naturale, sia perché sono genuini, più digeribili si caratterizzano in base alla varietà del suolo dei vigneti che curiamo e che diversifica i vini dello stesso territorio.

 

Noi manteniamo separate le operazioni di vinificazione in base alla provenienza delle uve. Abbiamo vigneti in terreni sabbiosi in pianura, ma anche in quelli rocciosi di tipo calcareo a ridosso dei Lepini.

La nostra agricoltura è di tipo naturale, attingiamo dalla permacoltura e dalla biodinamica, potremmo definirla ibrida. Nei vigneti che curiamo continuano ad esserci anche alberi da frutto, ortaggi, alberi di olive come da cultura contadina.

Questa biodiversità aiuta ad avere una agricoltura più sana senza dover ricorrere a prodotti sistemici.

Il vuoto  generazionale nell’agricoltura

Si sta creando un vuoto sempre maggiore nella coltivazione delle terre. Vuoto che va riempito con le nuove generazioni, voi lo state colmando nel produrre il vino naturale Sete?

Si è così. Abbiamo iniziato acquistando l’uva. Man mano però alcuni contadini che nel 2013 ci vendevano le uve ci hanno affidato i loro vigneti. Oggi ci aiutano a gestire le loro vigne poiché con l’età che avanza non riescono più a fare tutto da soli e non hanno chi può aiutarli.

Stiamo iniziando a comprare qualche loro vigneto, proprio perché non avendo chi se ne occupa finirebbe abbandonato o espiantato. Ad oggi gestiamo due ettari e mezzo di vigna di cui ci prendiamo cura per fare il nostro vino. Vino che ha un nome diverso per ogni tipo di raccolto.

Come è il rapporto con i contadini che vi affidano i loro vigneti? Nel senso che siete di un’altra generazione: punti di vista diversi, voi giovani loro più avanti con l’età e per questo con  più esperienza sul campo.

No è buono, molto buono. Sono davvero gentili con noi, ci aiutano come possono con la loro esperienza, ci danno consigli, li filmiamo anche quando lo fanno, e li postiamo sulla nostra pagina Facebook. Abbiamo un agronomo che ci segue ma loro ci aiutano molto con il loro sapere.

Ci insegnano ad esempio molte loro tecniche di potatura, di legatura. – Sorride e continua – anche se non è stato facile all’inizio far capire ad alcuni perché anticipare ad esempio la vendemmia. Alcuni di loro prendevano ancora come riferimento le date delle fiere di paese.

Sono cambiate le condizioni climatiche che condizionano la raccolta. Noi poi per dare una consistenza diversa al vino rispetto al passato, per renderlo più digeribile, dobbiamo raccogliere le uve prima che maturino troppo e si rovinino anche perché non aggiungendo additivi e solfiti abbiamo bisogno di uve sane.

Dal recupero dei terreni l’opportunità per crescere come impresa

Il loro lavoro nel tempo si è trasformato in una operazione di recupero e mantenimento di terre e vigne che altrimenti sarebbero state abbandonate. Contribuito alla regolarizzazione della mappatura di vigneti che non erano stati registrati nel momento che sono stati piantati. Da soli hanno fatto quello che da qualche anno stanno facendo le istituzioni per creare nuove opportunità imprenditoriali in agricoltura soprattutto per i giovani.

Le opportunità imprenditoriali per l’agricoltura messe a disposizione dalla regione

La Regione Lazio, come altre regioni d’Italia, mette a disposizione di chi vuole intraprendere un’attività simile, una Banca della Terra, un elenco di 5.000 terreni agricoli, o a vocazione agricola, che rientrano nella disponibilità della regione.

La Banca della Terra è stata istituita dalla Regione Lazio con la LR 12/2016, secondo le modalità e i criteri stabiliti dal regolamento n.11/2017 per la promozione e il sostegno del territorio rurale e per la creazione di nuove opportunità imprenditoriali, soprattutto per i giovani.

Quelli di Sete sono vini del territorio tra i Lepini e la valle dell’Amaseno.Non contengono solfiti aggiunti in cantina ma solo quelli prodotti naturalmente dai lieviti nella fermentazione nel passaggio dal succo d’uva al vino. Il vino fatto nelle cantine sotto casa ha fatto da incipit per far fare sintesi di competenze tra più generazioni, fare impresa e valorizzando così risorse umane, prodotti del territorio ed evitato l’abbandono di alcuni terreni agricoli.

(le foto appartengono all’archivio privato degli intervistati. Ogni riproduzione ed utilizzo deve essere concordato preventivamente)