Le paste di visciola sono parte dell’identità di Sezze

Le paste di visciola sono parte dell’identità di Sezze

15 Giugno 2019 0 Di Rinaldo Ceccano

La disfida sulle paste di visciola, tra le pastarelle setine e le crostatine privernesi non è la solita goliardata raccolta magistralmente da Memmo Guidi, monarca bassianese con perenne mire espansionistiche sulle tradizioni e le storie di Sezze e Priverno.

La storia ci racconta che già agli albori del secolo i Bassianesi provarono a impossessarsi delle pastarelle di visciola vendendo che loro le facevano salutari e dietetiche e ovviamente, antesignani del marketing spinto, quello che sostanzialmente fa della bugia la sua forza centrifuga, organizzarono pure una serie di convegni con i massimi esperti della Usl. Era l’epoca in cui Memmo tirò fuori pure la “Festa del bugiardo”. Che fine hanno fatto quelle particolari crostatine di visciola non lo so.

Le paste di visciola sono identità, storia e presente di Sezze

So che le “crostatine di visciola” sono dei dolci prodotti magistralmente dai forni pipernesi, al pari di biscotti e altre paste secche; che il forno di Bilancia è bellissimo e all’avanguardia; e so anche che lo dobbiamo ringraziare perché ci ha fatto riscoprire Sezze come comunità.

Altresì so con certezza che le “pastarelle di visciola” sono altro, sono la nostra tradizione, la nostra storia, il presente di tanti forni setini e danno lavoro, malcontati, a una ottantina di persone.

E la “disfida”, per far contento Memmo e Lillo, per sostenere Marzia e Federica, per dare “nsaccoccia” a Sergio e Enzo che sarebbero tristi pure appresso alle “Zingarate di Amici Miei”, si può pure fare. Però prima è giusto ristabilire un pò di dati.

Anna e Maria Teresa sono arrivate prime alla sezione nazionale del Concorso Premio Roma

Il Concorso “Premio Roma 2019” della Camera di Commercio di Roma si svolge ogni anno e, per ogni tipologia, prevede una sezione dedicata alle aziende di Roma e del Lazio e una sezione nazionale dedicata a tutte le aziende d’Italia. Il buon Bilancia, titolare del bellissimo forno privernese, quest’anno ha ottenuto il secondo premio della sezione regionale. Anna e Maria Teresa, le titolari della madre di tutte le fornerie setine, nel 2015 hanno ottenuto il primo premio nella sezione nazionale.  Nel 2016 hanno bissato il primo premio sempre nella sezione nazionale. Ovviamente adesso Memmo e Lillo chiederanno perchè dopo non hanno partecipato? E allora dalla goliardia tocca passà a essere seri, soprattutto se il Sindaco di Sezze e il suo Presidente del Consiglio si esprimono, per una volta all’unisono, dicendo che trattasi di “frescacce”.

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Partecipare ad un qualunque concorso richiede impegno, tempo, risorse; partecipare ad un concorso per qualunque azienda è un investimento. Ovviamente si mette nel conto che il concorso può andare male e l’investimento è perso; però se l’investimento è perso pure quando il concorso si vince è stolto riproporre lo stesso investimento.

Nessuna politica di sostegno e di sviluppo per i forni setini

Beh sì, perchè dopo aver vinto la sezione nazionale nel 2015 e nel 2016 dall’amministrazione non c’è stato nessun vagito. E i premi fanno bella mostra dentro la forneria di Via Marconi, nessuno può nascondersi. Per spiegarlo a Di Raimo e Eramo affinchè vadano a ridere alla disfida organizzata da  Memmo e Lillo, si perchè nella vita divertirsi e ridere fa bene, ma siano consci della serietà delle questione nelle aule istituzionali, la scrivo semplice.

Anna e Maria Teresa, e gli altri forni setini, Monescalchi, Moscona, Marchetti, Rosella, Calandrini, Raimondi, non aspettavano manifesti celebrativi o attestati di benemerenza, nuova e unica attività produttiva del comune di Sezze a guida “lampadina”, ma attendevano politiche concrete di sostegno e di sviluppo per le paste di mandorla e di visciola, per il pane e il muglitto, per il tortolo e la pagnotella di San Salvatore.

Anna è verace come la tipica donna sezzese di una volta

Contitolare con la sorella Maria Teresa, Anna è una donna che lavora da sempre, che si è fatta da sè, che ha affermato la sua personalità e il suo saper fare da sola, senza bisogno di manifestazioni femministe o alternative. Ricorda propria la tipica donna setina di una volta che si “affunge le maniche e abbassa la testa” per lavorare e lavorare. Anche così si spiega il gioiello del piccolo forno di via Marconi. Come “le sezzesi che si carriavano le spase e facevano a zizzate”, anche Anna è verace.

“Dopo che abbiamo partecipato e vinto, dato lustro a Sezze e al Comune, cosa è cambiato? Per noi Bilancia è un collega che fa il suo lavoro e lo fa bene. Come lo facciamo noi e i nostri colleghi di Sezze. Sono 20 anni che ci miglioriamo costantemente ma intorno a noi le problematiche sono sempre le stesse. Come tutti i lavori artigianali è un lavoro che da soddisfazioni, ma è faticoso, stressante e trascurato dalle istituzioni”.

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Che aspettavano? Piccole cose, come quella di risolvere il problema del carico e scarico, della sosta veloce davanti i forni, o grandi cose come quelle di incentivare la realizzazione di una filiera locale per il reperimento dei prodotti, di comprendere che i prodotti tipici della forneria setina e il pane di Sezze sono parte fondante della identità della nostra comunità come San Lidano e San Carlo, la Sacra Rappresentazione, l’Anfiteatro, i carciofi (quello che è rimasto).

La rivalità tra identità culturali è un volano per lo sviluppo del territorio

Intorno alla ricostruzione della identità assume tutto altro aspetto la disfida. La rivalità tra forti “identità culturali” espresse da territori vicini è positiva perchè spinge le comunità a competere accrescendone i sistemi. La competizione sulle tradizioni, sulla bontà delle proprie tipicità, sulla conservazione delle proprie risorse naturali intese come paesaggi, beni architettonici, storie, personaggi, è la risorsa intangibile che perpetua lo sviluppo e il benessere di variegati sistemi territoriali. Oggi ancor più di ieri, vista la spersonalizzazione imposta dalla globalizzazione.

Le guerre, le scazzottate sono superate. Ma il bisogno di avere radici è innato nella personalità umana, la necessità di riconoscersi intorno a simboli comuni, di avere una identità collettiva è un bisogno inestinguibile.

Lo sanno Anna e Maria Teresa, Monescalchi e Calandrini, Moscona e Marchetti, Raimondi e Rosella. Lo hanno compreso Marzia e Federica figlie dei tempi nuovi ma attente ai tempi antichi. Ma Di Raimo e Eramo avranno l’elasticità mentale per cogliere gli spunti positivi delle ragazze coadiuvate da Memmo e da Lillo? Per il Sindaco la escludo; per Eramo; se ricorda quando anche lui aveva quella età; la speranza non è persa.