La conquista della solitudine o la condanna a esser soli

La conquista della solitudine o la condanna a esser soli

20 Luglio 2019 0 Di Cristina Pansera

La solitudine può essere una tremenda condanna o una meravigliosa conquista” Bernardo Bertolucci

Nella nostra società c’è un’enorme paura di stare da soli; siamo iperconnessi sempre ed ovunque, alla continua ricerca di qualcosa, qualunque cosa, che ci riempia e ci tenga occupati : social, internet, televisione,musica, giochi… sembra che la possibilità di stare da soli, il silenzio ci terrorizzi! Allora tendiamo ad imbottire l’ agenda, la testa, di cose da fare, di impegni, il corpo di cibi da ingurgitare. Tutto pur di difenderci da noi stessi, dal contatto nudo e crudo con noi.

Molte relazioni si creano e vanno avanti sull’onda della paura di stare da soli generando però nel tempo senso di vuoto, angoscia e tristezza che può consumarci ed allontanarci sempre più dalla nostra vera identità , lasciandoci svuotati e privandoci pian piano del senso profondo della nostra vita.

Vedo, nella mia pratica clinica, coppie che si strutturano su questo must, coppie che nascono avendo nella paura di rimanere da soli la loro base , si sceglie la coppia no la persona, e ciò genera un profondo oscuro malessere in quanto avere una o più persone vicino non vuol dire stare insieme.

Eppure la solitudine, la possibilità di stare da soli come “ scelta” a tutte le età, può diventare un’occasione di crescita, di scoperta, uno spazio dove possiamo imparare da noi stessi e scoprire così i nostri veri bisogni, desideri, cosa veramente vogliamo dalla nostra vita, dalle relazioni, uno spazio creativo dove ritrovarci e rigenerarci!

la solitudine dà alla luce l’originale che c’è in noi” Thomas Mann

La scelta libera di prendersi momenti per stare con se stessi, senza la ricerca costante degli altri, è un’esperienza umana e psicologica che è precondizione di ogni pensiero critico e dell’attività creativa.

Certamente non sto parlando del reiterato allontanare le altre persone per sfuggire le relazioni ed evitare il contatto , nè dell’isolamento che parla del disagio di essere e del sentirsi soli in maniera dolorosa carica di angosciosa sofferenza. Sto parlando di una possibilità che regaliamo a noi stessi se riusciamo a vivere una dimensione personale dove possiamo scoprire il benessere dello stare da soli , donandoci l’occasione di vedere il potenziale positivo che si incontra nel passare del tempo con noi stessi, nel riflettere ascoltandoci.

Essere soli non vuol dire sentirsi soli ma “ separarsi temporaneamente dal mondo delle persone e delle cose, dalle quotidiane occupazioni, per entrare nella propria interiorità e nella propria immaginazione, senza perdere il desiderio e la nostalgia della relazione con gli altri, con le persone amate, e con i compiti che la vita ci ha affidato” E. Borgna

Quindi lo stare da soli, il vivere la solitudine come momento arricchente , stimolante che ci consente di curiosare nel nostro mondo interno. nel guazzabbuglio delle nostre emozioni per tornare al mondo esterno più consapevoli , ricchi ed autentici!

Siamo destinati alla nostra scoperta, se ci scopriamo scopriamo la bellezza dell’altro, coperti dalle paure di noi restiamo come sopravvissuti e non come viventi

 

Nella foto una scena di ultimo tango a Parigi