Latina: Il delitto di piazza Roma, storia di sangue e di misteri

Latina: Il delitto di piazza Roma, storia di sangue e di misteri

10 Agosto 2019 1 Di Emilio Andreoli

Era il 26 aprile del 1971, un lunedì. Molto probabilmente le dieci di mattina e a Latina, in pieno centro, stava per accadere qualcosa, o forse era già accaduta. Comunque qualcosa che avrebbe sconvolto la città.  

 La Latina di quei tempi era ancora una piccola e tranquilla cittadina di provincia, di sessantamila abitanti. La vita si concentrava quasi tutta nel centro storico, attorno alla circonvallazione. La città era così tranquilla che i bambini, me compreso, andavano a scuola da soli, anche quelli che frequentavano le elementari. L’unica zona un po’ più delicata era quella del campo profughi “Rossi Longhi”, ma veniva tenuta costantemente sotto controllo.

La cronaca

Ore 11:30: Paolo Calzati è un giovane studente universitario ed è appena tornato in treno da Roma. Prima di rientrare a casa va in piazza della Libertà e incontra il suo amico Michelangelo. Insieme, in macchina, vanno in giro per la città. Alle 13:30 si salutano e Paolo, dalla piazza, si incammina verso casa. Abita con i suoi genitori in piazza Roma, in una delle eleganti palazzine che chiamano tutti “palazzi gemelli”. Una famiglia come tante, il papà Walter Calzati, impiegato nella concessionaria Fiat e la mamma Andreina, casalinga.

È ora di pranzo e in giro non c’è quasi nessuno, solo qualche avventore nel bar della signora Viccione che è proprio sotto casa dei Calzati. Davanti al portone incontra il comandante dei vigili del fuoco Gelsomino D’Ambrosio, suo dirimpettaio. Un cenno di saluto e poi le scale per salire al primo piano. Apre la porta di casa e si accorge che ci sono delle sedie spostate, come se la madre non avesse ancora finito di rassettare. Cosa strana perché la signora Andreina è solita sistemare tutta casa la mattina presto. Prova a chiamare la madre un paio di volte, ma nessuna risposta.

Altri due passi e si trova davanti la cameretta degli ospiti. La persiana è accostata e una flebile luce filtra, rendendo tutto spettrale. Si rende conto di una macchia scura sul pavimento. Si avvicina timorosamente e nota che è sangue misto a capelli, accanto, la dentiera della mamma, i suoi occhiali con una stanghetta spezzata e infine degli orecchini.

Sul mobile della cameretta il cappello del padre e più avanti la camera da letto dei genitori, con le persiane abbassate e la luce accesa. Dal telefono, posizionato nel corridoio, prova a chiamare il padre che dovrebbe stare ancora in concessionaria, ma in attesa che glielo passano, con il cuore in gola, allunga lo sguardo fino in cucina. La madre giace a terra supina, senza pantofole, la gonna tirata su sino alle ginocchia. Sotto la testa una pozza di sangue. Il sangue è sparso anche per tutto il corridoio, persino sulle pareti.

Paolo di fronte a quella scena lascia cadere il telefono e scappa nel pianerottolo e suona il campanello dei D’Ambrosio. Apre Loredana, la figlia del comandante, di cui lui ha un debole.

“cosa ti è successo?” gli chiede vedendolo sconvolto.

“mia mamma si è sentita male è piena di sangue “ Lo fa entrare e gli fa comporre il 113, ma il comandante che è appena rientrato lo ferma e chiama l’ambulanza dei vigili del fuoco.

Paolo si fa coraggio e torna nel suo appartamento, lì trova la moglie del comandante, la signora Cecilia insieme a un’altra vicina di casa, la signora Forghieri. Intanto arrivano i barellieri che, senza pensarci su e senza verificare le reali condizioni della donna, la caricano per portarla in ospedale, dove avviene il primo colpo di scena. Il dottore del pronto soccorso esclama:

questa donna è cianotica”

poi si accorge che ha uno strofinaccio intorno al collo, lo toglie e dopo un’imprecazione urla:

questa donna è stata sgozzata

Colpi di scena

In Piazza Roma, il secondo colpo di scena: la moglie del comandante, aiutata dalla figlia Loredana e dalla signora Forghieri che è stata raggiunta anche dalle figlie, stanno ripulendo tutta la casa Calzati, neanche una macchia di sangue ha resistito ai colpi di spugne bagnate. Anche i coltelli intrisi di sangue, messi sotto il getto del rubinetto. Il comandante tornato a casa vede la scena e urla:

ma che siete impazzite?” la moglie risponde:

non volevamo che il signor Calzati si impressionasse, vedendo tutto quel sangue

male, avete fatto male, perché la signora Calzati è stata uccisa

Intanto sono arrivati due giornalisti ancor prima della polizia. Vedono tutto pulito e la signora Cecilia che gli va incontro disperata:

abbiamo cancellato le tracce inavvertitamente, a quali conseguenze andremo incontro per questo gesto innocente?”

ovviamente nessuna risposta da parte loro.

 

Per la famiglia D’Ambrosio iniziò un calvario giudiziario durato anni, e come sempre avviene in queste vicende, la popolazione si divise tra innocentisti e colpevolisti. Dopo tre anni di indagine, la signora Cecilia e la figlia Loredana vennero arrestate e si fecero un anno di galera, mentre il marito, comandante dei vigili del fuoco, solo sei mesi. Ma non c’era un movente valido. Si era parlato di una relazione tra il comandante e la signora Calzati. Poi del rifiuto della figlia Loredana alle avance di Paolo, che avrebbe indispettito la troppo protettiva madre. Quindi sarebbe nato un litigio furibondo tra le due signore, culminato con l’omicidio che avrebbe visto coinvolti i D’Ambrosio, padre, madre e figlia.

 

L’assoluzione

Dopo una gogna mediatica lunga quattro anni, la corte d’appello, il 23 aprile 1975, sentenziò l’assoluzione per i tre imputati, per non aver commesso il fatto. Insomma un delitto che è rimasto avvolto nel mistero, quello della povera Andreina Calzati. Ancora ci si chiede chi fu il suo carnefice e a tutt’oggi, innocentisti e colpevolisti sono rimasti fermi sulle loro posizioni. Quello di piazza Roma, rimane uno dei delitti più efferati commessi a Latina. Solo due giorni dopo, quel 26 aprile 1971, verrà ucciso in un conflitto a fuoco anche il ragazzino Giuseppe Giuliano, ma questa è un’altra storia.

Da quell’aprile di sangue, Latina non sarà più la stessa.