Il declino di Durigon e il bivio di Coletta tra “rimpasto” e “rimpolto”

Il declino di Durigon e il bivio di Coletta tra “rimpasto” e “rimpolto”

21 Agosto 2019 0 Di Lidano Grassucci

Il corso delle cose è singolare, fino a ieri si attendeva, a Latina, la fine dell’esperienza di Damiano Coletta al Comune per piazzarci sopra un uomo di Claudio Durigon. Il nostro doveva fare come Re Artù con Lancillotto... nominarlo. E gli altri? Comprimario Claudio Fazzone nel ridotto di Fondi, comprimario Nicola Calandrini dello scranno che già aveva. Durigon doveva solo dire chi, del resto era reduce del capolavoro di fare deputato europeo Matteo Adinolfi. Re Mida, quel che toccava si faceva miracolo, poteri taumaturgici e c’era la fila verso di lui. Il Pd? Si attendeva solo la sua liquidazione, logorato da una opposizione lunga e… irrersibile.

Invece? Proprio a Sabaudia tra l’entusiasmo che avevano i kamikaze si ribalta tutto, il capo, Matteo Salvini, cambia tutto, perché vuole tutto “i pieni poteri”. A volte dei ricordarti dei consigli delle mamme “chi troppo vuole nulla stringe”. E… Durigon torna deputato semplice, non potrà garantire il futuro a quota 100, rischia lui di essere oppositore e si fa, non sopra, ma pari a Fazzone e Calandrini. E il Pd? Esce dall’angolo e si fa centrale, anzi diventa il perno della fase politica, comunque. Il nostro Coletta da Latina? Si trova ad avere carte in mano che non aveva mai visto, i 5 stelle potrebbero andare d’accordo con il Pd, lui con tutti e due e non ci sono veti.

Non solo ma può entrare in una nuova filiera di governo. Certo deve far politica e non potere, il nodo non è dare un paio di posti alle ambizioni di esponenti del Pd, ma di fare politica con il Pd, vale a dire “riprogettare” l’amministrazione, giocare non a chiudersi ma ad aprire. Coletta gioca un ruolo se non “rimpasta” (mette due assessori) , ma se “rimpolpa” (contamina le idee). Il progetto poi deve essere politico e dialogante con Tonino Terra di ApriliaPaola Villa di Formia e la filiera dei sindaci del Pd a cominciare da, Sergio di Raimo sindaco di Sezze, e il Giamburrasca di Memmo Guidi da Bassiano. Latina si deve fare capitale di un progetto politico, non condominio di desideri di questo o quello. Ma bisogna far presto, qui si sale alle stelle e si scende agli inferi nel giro di ore.

E i neo leghisti? Si fanno la stessa domanda “ma non è che semo sbagliato cavallo pure a so giro”. Il dubbio che il cavallo arabo che si vedeva nelle spiagge sia un asino truccato comincia a girare.