Rocca Massima, i bimbi “rapiti” dagli americani e la mamma che “salta”l’oceano

Rocca Massima, i bimbi “rapiti” dagli americani e la mamma che “salta”l’oceano

21 Agosto 2019 0 Di Luca Cianfoni

L’amore materno è prova assai ardua da nascondere. Rocca Massima possiede tra i propri racconti, che creano e testimoniano un’identità forte e coriacea, una storia che più di tutte testimonia quest’amore.

La storia biblica

In tempi odierni di citazioni bibliche, parlando di amore materno non si può non citare il racconto di Salomone. Il re israelita infatti, chiamato a giudicare di chi fosse un bambino conteso da due donne, decise di dividerlo a metà con la sua spada e darne così un po’ per uno. A quel punto la vera madre arrestò l’agire del re e pur di non uccidere il proprio figlio mentì, e chiese al sovrano di consegnare il bambino all’altra donna. In questo modo Salomone capì che quella era la vera madre e fermatosi le riconsegnò il bambino.

L’amore materno a Rocca Massima

A Rocca Massima tra gli anni 60 e gli anni 70 non c’era più il Papa, né tanto meno il Re, c’era già la civilissima Repubblica Italiana con il suo boom economico. Le condizioni di vita erano migliorate certo, ma non erano ancora quelle odierne. Così una madre, avendo dei parenti che avevano fatto fortuna in America, decise di far trascorrere del tempo ai propri figli nel nuovo continente. Passò del tempo e al momento del ritorno arrivò la notizia che quei figli, migranti temporanei nella terra delle opportunità, non sarebbero tornati.

L’oscura vicenda America – Rocca Massima

Si erano trovati talmente bene, che non sarebbero voluti tornare nel paesino del centritalia. Volete mettere l’America intera con Rocca Massima? Insomma una bella differenza. Invece no, non era per volontà dei pargoli, quanto più per volontà dei parenti americani che questi figli, migranti temporanei, dovessero diventare dei nuovi italo-americani. Al riparo ormai dalla vecchia madre, i nuovi genitori si credevano al sicuro nel loro piano, lontani migliaia di chilometri e con un oceano di mezzo. Così non fu però, perché in quel momento l’istinto materno diede una spinta enorme a quella donna di Rocca Massima, e la portò a fare il viaggio della vita.

La partenza da Rocca Massima

Così questa madre, prese con sé il suo dialetto rocchigiano, pochi risparmi e poco altro e si diresse a Fiumicino. Acquistò per la prima volta un biglietto aereo, salì su un enorme Boeing mai visto prima e dopo qualche ore si ritrovò in America. Difficile capire come si riuscì ad intendersi con i fiscali agenti del nuovo continente, fatto sta che la donna riuscì a raggiungere i suoi figli, riprenderseli e fare il viaggio al contrario. Aereo dall’America, arrivo a Fiumicino e diretti a Rocca Massima. Aria di casa.

Rocca Massima il paese della mamma

Rocca Massima è un paese piccolo, gli anni del benessere hanno portato a una piccola diaspora dei suoi abitanti nei paesi vicini, per questioni lavorative o familiari. D’inverno solo le anime più coriacee rimangono qui su, arroccate, per l’appunto, sorvegliando il monte Massimo, che svetta sulla pianura pontina. D’estate diventa rifugio di romani e pontini in fuga dalla calura e protagonista della vita culturale e mondana della provincia. Gli abitanti di Rocca Massima però, mantengono sempre nella loro indole il loro essere coriacei, il loro essere duri, come la roccia che li ha cresciuti. E questa storia, che affonda le proprie radici negli anni 60-70, ne è un’estrema testimonianza, quella di una mamma di un piccolo paese, che parlando solo il dialetto riuscì a farla agli americani.

 

Nella foto la locandina del film “Dagli Appennini alle Ande”, tratto dal libro cuore che narra la storia di un figlio che cerca il padre, a Rocca Massima è stata la madre a scavalcare l’oceano per amore .