I Matteo, buoni maestri allievi distratti. La scuola di Prodi e Berlusconi

I Matteo, buoni maestri allievi distratti. La scuola di Prodi e Berlusconi

22 Agosto 2019 0 Di Lidano Grassucci

“Chi rompe paga”… ma i cocci sono suoi. Non dice, l’adagio che ci hanno insegnato da bambini, chi rompe poi rifa, chi rompe sparisce con i cocci ormai inutili. Non serviva Niccolò Machiavelli per capire questa piccola regola di buon senso, ma Matteo Salvini non ha voluto dar retta agli insegnamenti dei bambini, si è sentito grande, si è sentito invincibile, si è sentito solo, piccole forme di delirio, anche Matteo Renzi fece un percorso simile quando col referendum si mise solo contro ogni cosa. Perché c’è un altro adagio, gli altri sono sempre di più dei singoli io.

Non so coma andrà a finire la crisi ma una cosa è certa solo la follia giustifica i suicidi, e in parlamento ci sono 1000 soggetti razionali, fanno un corpo razionale e nessun corpo razionale vuole morire. L’intero corpo compresi parlamentari leghisti, di Fratelli d’Italia e di Forza Italia che ad andare a casa neanche ci pensano.

Ma il nodo è un altro: Napoleone dopo la ritirato di Russia e la battaglia di Lipsia non era più vincente, travolgente, ma poteva perdere e quando è andato “alle elezioni” con 100 giorni di campagna elettorale a Waterloo è stato sconfitto.

Buon senso e storia farebbero bene ai nostri leader presunti che hanno il virus del delirio al posto della prudenza audace della ragione.

Silvio Berlusconi ha retto 4 lustri perché era comunque aperto agli altri e non faceva la guerra contro tutti, ma ad uno per volta. Romano Prodi, poi, “gestiva” con aria bonaria gli affari, e mai in campo aperto, ma preparando le battaglie. Chi è venuto dopo aveva solo fretta di comandare, loro Prodi e Berlusconi, avevano la tecnica del comando.