Latina e quel lutto che i palazzi non conoscono

Latina e quel lutto che i palazzi non conoscono

9 Settembre 2019 0 Di Lidano Grassucci

Ci sono stati nei giorni scorsi due fatti tragici a Latina. Diversissimi tra di loro, l’unico filo… la medesima città. Un operaio è caduto da una impalcatura, Luigi Frabotta di Sezze, e una donna ha scelto da sola. La solidarietà della gente è stata tanta, la città si sentiva colpita come comunità. Ma quel che mi ha colpito è la reazione distante delle strutture comunitarie.

Possibile che la Chiesa non ha nulla da dire?

Possibile che la politica che dice di tutto, qui non ha parole?

Possibile che non ci sia un momento di riflessione su quel che accade?

E gli intellettuali pieni di bonifiche, non sentono questa malefica? 

Direte, ma cosa puoi farci su un incidente sul lavoro? Puoi far capire a chi lavora il rischio, puoi cercare col rumore del parlare di onorare chi non c’è, cercando di far rimanere gli altri. Puoi dire della dignità del lavoro, del suo riscatto non della sua condanna.

Direte, ma chi si toglie la vita è scelta sua, certo ma è sconfitta degli altri. Vedete noi, noi qui in Italia, abbiamo inventato la piazza, il salotto della comunità, dove ci si scambiano impressioni, commerci, ci si conosce. Abbiamo inventato l’oratorio dove ti formi con gli altri, le sezioni di partito dove scambi con l’altro il pensare, la parrocchia dove non sei uno, ma si è ciascuno qualcosa. Una rete contro la solitudine, contro la disperazione a cui tutti, anche per un attimo, siamo condannati.

Ma niente, nulla di tutto questo, è tutto normale, tutto banale, tutto già detto, già vissuto. Abbiamo una comunità normale, che piange, ma una rete sociale indifferente, cinica.

Vedete quando va via una persona finisce un universo, quando va via non per il suo tempo ma per le ragioni per cui vivere è maledetto c’è bisogno di indignarsi, di arrabbiarsi, di piangere, di vestirsi di nero.

Ecco abbiamo un collettivo che non conosce il lutto.