Racconti popolari e storie dimenticate/2: poesia in dialetto
11 Settembre 2019Tempo fa, su queste pagine virtuali si è iniziato un percorso di recupero di identità locale a partire dal dialetto, perché la lingua in primo luogo è segno d’identità. Si vuole continuare su questa linea, sperando di raccogliere nuovi adesioni e nuove scritture da tutti voi, che siete invitati a condividere con noi le vostre storie popolari, che magari i vostri nonni vi raccontavano davanti al camino o prima di andare a dormire oppure quei racconti fatti per dare un insegnamento morale. Questa volta, ancora una volta la protagonista è Rocca Massima e grazie a una poesia in dialetto di Augusto Cianfoni, si potrà rivivere la lingua, ma anche le fresche vie e un vecchio clima di paese di montagna.
Poesia in dialetto rocchigiano: Se a quando…
| Se a quando revenéssero alla rèto i vécchi de ‘nna ôta quante storie sentarèmo reccontà de ch’ello ch’âo fatto quando stéveno de quà e pure de ch’ello ch’âo visto a glió munnno de llà…Provate ppo a ffà ‘na visita deòta dendro a Camposanto : ogni faccia che guardi te recorda tante persone e chello ch’ âo fatto e chello ch’ âo ditto… i’ ómmini e lle fémmene Cèrti le reccontéveno così grosse Ci steva chi reccontéva Mariannàccia, Cazzettàro, Baffóne, Tanti nomi, tutti soprannómi, Mo ‘nvece pare ca tenímo |
Se potessero tornare in vita gli anziani di una volta quante storie sentiremmo raccontare di quello che hanno fatto quando erano ancora in vita e pure di quello che hanno visto nell’altro mondo…Provate un po’ a fare una visita devota al cimitero: ogni faccia che guardi ti ricorda tante persone e quello che hanno fatto e quello che hanno detto… gli uomini e le donne Alcuni le raccontavano così grossi Ci stava chi raccontava Mariannàccia, Cazzettàro, Baffóne, Tanti nomi, tutti soprannomi, Ora invece sembra che dobbiamo |


