A E I O U alla scola ‘n ci voglio i più

A E I O U alla scola ‘n ci voglio i più

12 Settembre 2019 0 Di Lidano Grassucci

Inizia, la scuola. Un piccolo ricordo di un ex bimbo a cui toccò la scuola

“A E I O U alla scola ‘n ci voglio ‘i più, voglio i a pasce le pecorelle accosì me magno le caciottelle”  

è uno stornello che cantavano a casa mia quando ero piccolo, poi Graziella di Prospero lo cantò al mondo. Un canto setino, di quei canti che davano ai bambini l’idea di essere normali quando andare a scuola non era voglia, ma era la prima cambiale che scadeva nella vita. Ogni volta l’impegno, l’impeto, la fatica. Ho cominciato che avevo il grembiule nero, il fiocco azzurro e il colletto rigido bianco, Scuole Rappini che era signore e entrarci per i nostri era come “affidarci” al signore per farci ricchi.

Ma l’ordine veniva da un altro vento, era un ordine che i miei contadini presero alla lettera e che arrivava da una delle menti più raffinate di questo paese

«Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza». Antonio Gramsci, Ordine Nuovo, primo maggio 1919

Dovevamo fare la rivoluzione con la testa, dovevamo rubare il sapere borghese per fondare la città futura…

Capite la fatica di cominciare, il rigore nel seguire e l’orgoglio nel finire. Ci entrai a 6 anni e arrivare a 24 fu un lampo, ma che formidabili quegli anni.

Istruitevi, anche se è vero assomiglia alla galere, istruitevi ma non omologatevi. Il resto è noia

Non insegnate ai bambini
ma coltivate voi stessi il cuore e la mente
stategli sempre vicini
date fiducia all’amore il resto è niente.

Giorgio Gaber

 

Nella foto Graziella di Prospero che portò nella discografia italiana gli stornelli setini