Terra Pontina, ecco il supertraditore Bombacci

Terra Pontina, ecco il supertraditore Bombacci

17 Settembre 2019 0 Di Lidano Grassucci

Cesare Bruni mi invita ad un convegno per presentare un libro su Nicola Bombacci, testo di un giovane storico pontino Andrea Scaraglino. Non è facile, perché mi invita ad una storia di famiglia, la mia, nelle sue contraddizioni profonde. La mia famiglia è quella socialista e questa storia si capisce solo se, in premessa, si comprende la particolarità di questa storia. E’ la storia non di un traditore, ma di un super traditore.

Vedete quando si usano termini come “tradire”, c’è dietro non banalità commerciale che avrebbe previsto, in inganno, truffa, raggiri, ma la passione. Si tradisce in amore, nell’amicizia.

E’ la storia di Nicola Bombacci socialista, rivoluzionario, seguace di Lenin che muore con Mussolini a Dongo e sta a Piazzale Loreto. Ma che è successo? Lo slogan del grande partito comunista era “Gramsci, Togliatti, Lungo, Berlinguer il partito è grande e vincerà”. Un credo rigoroso e coerenti, ma a fondare il Pci a Livorno nel 1921 c’erano anche Amedeo Bordiga e Bombacci e nello slogan non ci sono, cancellati. Per ragioni diverse, ma per la stessa ragione, la coerenza della rivoluzione della ragione. Invece? Invece si diventava socialista per amore, per intuito, per umanità. A Milano si chiama umanitaria la fondazione socialista con Turati, quella creata da Prospero Moisè Loria con un lascito generoso. Generosa è l’idea, l’ideale. Generoso contro ogni ragione. E’ una scelta d’impeto e l’impeto e la ragione sono distanti., Quella “parata” di eroi del comunismo italiano è agiografica e razionale, è scientifica. Qui parliamo di una storia di sentimento.

Bombacci è socialista rivoluzionario, è fondatore del partito comunista, muore a Dongo con Mussolini, sta a piazzale Loreto con Mussolini. Si fa fascista quando nessuno ci si voleva fare, resta socialista quando nessuno lo era. Un italiano “straniero” nello sport nazionale di soccorrere il vincitore. 

La sua è storia di impeto, di sentimento, una storia socialista, romagnola, generosa e tragica.

Non giustifico Bombacci, sono di ben altre scelte, sono marxista, ma so del confronto difficile tra l’umanitaria scelta di molti socialisti di esser tali, e la scientifica ragione di altri. Bombacci è istinto di rivolta, non progetto di rivoluzione. E’ innamorato della determinazione di Lenin non del suo cinismo strategico. Bombacci va con l’ex compagno Mussolini a morire, non a vincere con il treno del Kaiser .

Dicevo è storia di famiglia quella di Bombacci, di quelle storie sul parente uscito male ma che nel male ha qualcosa di noi. E’ il parente di cui non parliamo ma, in segreto nelle notti dei ricordi sentiamo come vicino.

Approfondii la storia di Bombacci nel libro di Arrigo Petacco “il comunista in camicia nera” del ’96, oggi il lavoro di Andrea Scaraglino si inserisce in una ricerca rigorosa, documenta.

Mi permetto di segnalare una piccola considerazione sulla premessa ove indica gli italiani come “campioni” della rimozione storica, credo che questa non sia italica prerogativa basti pensare alla Francia con Vichy, alla Spagna del dopo Franco sulla guerra civile e sul franchismo, alla Russia sovietica rispetto alla spartizione della Polonia, o l’America sulla conquista della sua frontiera.

Ma qui non si rimuove una storia passata di una dittatura segnata dalla sua fine, ma si è rimossa la storia dei socialisti, la loro incredibile, e contraddittoria, avventura lunga tutto il secolo scorso. Una storia scomoda per la sua “scomodissima” generosità, nella sua umanitaria scelta, in un mondo dove la felicità non è mai condivisa ma è di un io, un super io che genera mostri inumani.

Ho premesso che era storia di famiglia, va da se che a Dongo avrei sparato come a ruoli inversi avrei avuto la stessa cortesia dai vinti se vincitori.

 

Mercoledì 18 settembre, 17,30 presentazione del libro di Andrea Scaraglino “La Verità di Nicola Bombacci”, vita e morte di una delle personalità più controverse ed affascinanti della prima metà del 900. Socialista e Segretario del Partito socialista, tra i fondatori del Partito comunista, ucciso dai partigiani a Dongo, appeso con Mussolini nel macabro spettacolo di Piazzale Loreto. Relatori Cesare Bruni e Lidano Grassucci
Museo della Terra Pontina, Piazza del Quadrato, Latina