Le case popolari dove nasce la storia di Latina
18 Settembre 2019Il quartiere delle case popolari: quasi tutte da lì partono le storie familiari di Latina. Per farlo più chic, ora lo chiamano quartiere Nicolosi, in omaggio all’architetto che le progettò negli anni trenta. Ma oggi? Oggi potrebbero essere un vanto, perché sono gli unici edifici razionalisti della città, studiati ancora nelle facoltà di architettura di tutto il mondo. Però restano nel degrado più assoluto.
Era il 2 dicembre del 1952 e un giovane diciottenne era giunto a Latina per un lavoro da tecnico, c’era già suo padre che lavorava come guardia carceraria in via Aspromonte. Per un po’ di tempo abitarono in un appartamento delle case popolari, al primo lotto, insieme ad un’altra ventina di persone. Poi quando arrivò dal paese tutta la famiglia, il padre prese in affitto una casa adiacente al quartiere, in piazzale Gorizia. Quelle due persone erano mio padre e mio nonno.
Gli odori di una volta
Per molti le case popolari hanno segnato l’inizio delle proprie storie familiari, ci siamo passati un po’ tutti da lì… Ricordo che da bambino andavo a trovare mia zia che abitava in via Filippo Corridoni e quando capitavo, poco prima dell’ora di pranzo, restavo estasiato da quei buoni odori di sugo, di brodo di pollo, di stufato, di spezzatino che invadevano tutte le vie del quartiere. Ricordo il mercatino di via G.B. Grassi, i panni stesi e le vecchiette sedute davanti l’uscio, mentre aspettavano il resto della famiglia per pranzare.
Chi c’ha abitato in quelle case è rimasto, affettivamente, molto legato, anche se prima non era un vanto abitarci. Ora invece, per chi c’ha vissuto sembra un piccolo segnale di appartenenza, e c’è anche un po’ di fierezza nel dirlo. Starà cambiando qualcosa? Si spera. La maggior parte dei latinensi le hanno poi abbandonate, quando la situazione economica è migliorata negli anni sessanta e settanta.
Molte case sono state riscattate e altre sono ancora dell’istituto case popolari. Oggi viene chiamato quartiere Nicolosi, in omaggio all’architetto che le ha disegnate, ma per tutti quelli nati a Latina rimane sempre il quartiere delle case popolari. Come i “Giardinetti”, che si ostinano, o si sono ostinati, a cambiarci nome, ma per il popolo sono rimasti e rimangono solo ”i Giardinetti”, oppure come Piazza del Quadrato, che tutti chiamano Piazza Quadrata. A volte la volontà popolare è più forte di qualsiasi ideologia.
Un quartiere studiato nelle università
A Latina le case popolari sono gli unici edifici di fondazione concepiti con l’architettura razionalista degli anni trenta. Furono studiate per far socializzare le persone, provenienti dai diversi luoghi d’Italia, che le vennero ad abitare. Sono ancora oggi oggetto di studio, per le varie università di architettura italiane ed estere. Erroneamente Latina era stata considerata città del razionalismo, ma in effetti dopo uno studio più approfondito venne riclassificata, architettonicamente, come città del novecento.

Latina casa popolare, architetto Giuseppe Nicolosi
Ma oggi cosa è cambiato in quel quartiere? Innanzi tutto gli odori. Sono stato poco tempo fa a trovare un amico che abita al “grattacielo”, così veniva chiamato l’edificio più alto delle case popolari, e quegli odori che sentivo da bambino non ci sono più. Si sentono odori diversi, di spezie, di fritti differenti dai nostri. Come anche chi lo abita, ormai il quartiere è multietnico. Dagli ucraini ai bengalesi, dai rumeni ai nord africani, di italiani ne sono rimasti ben pochi e quei pochi sono anziani. Tra questi il mio amico ultranovantenne Corrado Migianelli che fino a qualche tempo fa, con scopa e paletta, si puliva il tratto di strada davanti casa sua.
Anche le attività sono cambiate: i piccoli alimentari non ci sono più, sono stati sostituiti dai bengalesi che vendono un po’ di tutto, al posto di un bar c’è n’è uno che fa i panini con il kebab, qualche frutteria gestita da arabi. Insomma quando vai oggi nel quartiere delle case popolari sembra di entrare più che altro in una Medina. A tutto ciò resistono, lo storico negozio di Piccinato, che vende biancheria, e il barbiere Annibale Casaletti che ha la sua storica bottega nella piazzetta Nicolosi.

Particolare primo edificio 2° lotto
Insomma sembrerebbe solo un cambio di residenti, ma purtroppo non è così, perché quando i quartieri diventano multietnici sono vere e proprie polveriere, infatti la sera è consigliabile girarci alla larga perché non è difficile che tra le varie etnie scoppino violente risse, un po’ per i fumi dell’alcool, un po’ per lo spaccio. Inoltre resta l’amarezza per il degrado in cui versa il quartiere gioiello dell’architettura razionalista della città di fondazione, che sta cadendo letteralmente a pezzi.
Le varie amministrazioni che si sono succedute negli anni, in piazza del Popolo, hanno tutte promesso la riqualificazione di quel luogo a noi tanto caro, ma si sa le promesse da queste parti vengono spazzate via dal vento di scirocco. Eppure per chi entra in città, sarebbe un bel biglietto da visita trovarlo illuminato e ristrutturato di tutto punto. E magari, tra il quartiere e le autolinee, una postazione fissa per le forze dell’ordine ci starebbe tutta.
foto di copertina Mario Iavarone


